mercoledì 10 giugno 2009

De l'impossibilità logica della Democrazia

“La ricerca della democrazia perfetta, da parte dei grandi intellettuali della storia, risulta essere la ricerca di una chimera, essendo logicamente contradditoria”. Così P. Samuelson, premio nobel per le scienze economiche, argomentava negli anni ’50 sulla scorta delle ricerche di K. Arrow dimostranti che qualunque sistema di voto democratico concepibile può fornire risultati antidemocratici. La teoria di Arrow prospetta in politica conclusioni analoghe a quelle di K. Gödel per la logica matematica: il ‘teorema dell’impossibilità’ di Arrow, risultante dall’applicazione alla politica della teoria dei giochi elaborata sul finire degli anni venti da J. von Neumann (molto famoso per i suoi contributi alla teoria dei calcolatori) mise in subbuglio la comunità intellettuale dimostrando, appunto, che la democrazia perfetta è impossibile! Ora, per venire ai nostri giorni e tralasciando le sottigliezze della logica matematica, a qualcuno risulta paradossale che lo schieramento del suffragatissimo presidente della Regione Siciliana Raffaele Lombardo, non abbia potuto eleggere un suo rappresentante al Parlamento di Strasburgo: ché democrazia rappresentativa è un sistema che di fatto cancella la possibilità di tribuna a centinaia di migliaia elettori? Da un lato si può sostenere che ciò è l’inevitabile esito della semplificazione necessaria alla governabilità, dall’altro, come suggerisce P. Hoffman, che chi sceglie il sistema di voto sceglie praticamente il vincitore. Nel caso in questione sceglie perfino chi esiste e chi no!
Giovanni Vitale

lunedì 8 giugno 2009

In Democrazia si Vince per un Voto

Risultano sempre interessanti e per certi versi pittoresche, le multiformi analisi post voto. Nel nostro sistema politico non si riesce a capire come mai non ci sia mai nessuno che vinca ne tantomeno che perda. Se una forza politica supera la propria diretta concorrente di oltre dieci punti percentuali non si dice che ha vinto ma che non ha stravinto, anzi che è stata arginata, se la seconda forza del paese all’opposizione viene distanziata di altrettanti punti percentuali non ha perso, semplicemente non è stata schiacciata è questo è un dato positivo… Sembra che nella politica italiana non si vinca o si perda mai, si deve stravince con distacchi da regime o straperde quasi scomparire, altrimenti un risultato certo non c’è. Questo modo di ragionare coinvolge anche le forze per cosi dire minori, formazioni partitiche che alla prima competizione elettorale prendono in regioni come la Sicilia oltre il 15%, posizionandosi come treza forza politica regionale, non solo non hanno vinto ma si aspettava molto di più… Forse è bene ricordare tre fondamenti culturali della democrazia: In democrazia non esistono voti utili e meno utili, qualsiasi espressione percentuale dell’elettorato merita una voce e una rappresentanza, in un sistema politico democrazia, esclusivamente non si vince o si perde, ma si inizia un percorso di rappresentanza di idee, istanze ed esigenze che può partire anche dal 2%, ma soprattutto bisogna rammentare che in democrazia si vince per un voto.

Elezioni... contano solo i numeri

C’è un momento in cui la politica deve essere fatta esclusivamente di numeri, reali, inequivocabili, matematicamente leggibili. Sono i numeri e le percentuali che, anche se forse non reggono culturalmente un sistema democratico, sicuramente lo esprimono.

Alla conta dei numeri non reggono, anche se il tentativo è petulante, le elucubrazioni e i voli pindarici della libera interpretazione politica. Certamente un dato di partenza errato è quello che raffronta i dati elettorali delle politiche con le Europee; la percezione e, consequenzialmente, la partecipazione dell’elettorato nelle due consultazioni è profondamente diversa, anche se le cose stanno migliorando l’Europa è vissuta ancora con un certo transfert di lontananza, un Parlamento che ha poco a che vedere con la vita di tutti i giorni.

Sul dato italiano la partita si giocava essenzialmente su quattro o cinque forze politiche e, su queste, alcune considerazioni “matematiche” vanno certamente fatte: i voti del PdL possono e vanno certamente sommati a quelli della Lega: 35,2% e 10,2%. Lo stesso sembra non potersi fare per i voti del PD (26,1%) e Italia dei Valori (8%), tanto meno per quelli di Rifondazione (3,4%) e Sinistra e Libertà (3,1%). Restano a sé chiaramente i voti dell’UdC che rispetto al panorama nazionale tiene…

domenica 7 giugno 2009

Nulla è Cambiato

In una domenica mattina afosa in cui si corre veloci in strade quasi deserte, ancora di più risaltano i centinaia di manifesti elettorali che hanno accompagnato questa tornata elettorale per il rinnovo del Parlamento Europeo. Liberi dal traffico e dal can can quotidiano risaltano ancora di più facce ma soprattutto i mille e tutti uguali slogan che spingono a votare in una direzione piuttosto che in un'altra. Per i più attenti e forse anche i più longevi, però, non può sfuggire come da circa un quarantennio i temi e le frasi proposte siano praticamente le stesse: Legalità, Liberi dalla Mafia, L’orgoglio di essere Siciliani, dai voce alla vera Sicilia, ecc. ecc. C’è da chiedersi, se in tutti questi anni e svariate tornate elettorali, non è davvero cambiato niente, come si spiega una quasi totale similitudine tra gli slogan politici di trenta anni fa e quelli di oggi? Poca fantasia e forse anche poche argomentazioni da parte dei nostri politici che continuano a comunicare per stereotipi concettuali senza un briciolo di analisi e contestualizzazione dell’ evoluzione sociale? o la Sicilia del trentennio trascorso ha gli stessi identici problemi di oggi? Anche se improbabile, anche questo se fosse vero, dovrebbe fare molto riflettere.

venerdì 5 giugno 2009

Rivoluzione Siciliana

Mi ricordo un pomeriggio di circa un anno fa, nella casa palermitana dell’On. Gianfranco Miccichè, in compagnia del sondaggista e stratega Luigi Crespi e per l’occasione, di passaggio, del giornalista Diaco, in cui, ancora in tempi non sospetti, si parlava animatamente della Sicilia e della battaglia rivoluzionaria che bisognava auspicare per un reale cambiamento della matrice culturale della politica siciliana. Sembrava imminente e improrogabile la necessità di un cambiamento tanto necessario quanto traumatico, indispensabile per dare una scossa reale al metodo di governo e gestione dell’apparato burocratico/amministrativo della Regione, ma non solo, si sentiva forte l’esigenza che qualcuno tirasse fuori il coraggio dell’impopolarità per traumatizzare un sistema di pensiero ormai vizioso e senza possibilità di nuove prospettive. "Falcone e Borsellino sono due persone straordinarie, veri eroi moderni, i nuovi Achille e Ettore destinati alla storia…; ma intitolargli l’aeroporto, forse, è un errore proprio rispetto alla loro memoria. Chi arriva in Sicilia deve trovare il risultato del loro sacrificio, il cambiamento che ha prodotto, non il suo ricordo…” di questo si discuteva, di accelerazioni e acceleratori di spallate al sistema, di vera rinascita, di dire quello che si pensava fuori dagli equilibri politici proprio per crearne dei nuovi, coscienti che, per un apparato così radicato e strutturato, bisognava abbattere per ricostruire e, come si sa, ogni demolizione porta disagi, suggestioni e qualche rancore. Mi ricordo che, presi da una veemenza creativa ed emotiva, si volle coniare uno slogan per questo nuovo percorso “Rivoluzione Siciliana”… che sia arrivata l’ora?

giovedì 4 giugno 2009

IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO

Manca ormai davvero poco, sabato e domenica prossima si voterà per il rinnovo del Parlamento Europeo, legislatura che per molti aspetti si candida ad essere storica, sul piano internazionale. Cruciale è infatti la spaccatura su più fronti sulla questione dell’ingresso della Turchia, sul piano locale quella dell’utilizzo degli ultimi fondi POR 2007/13.
Nonostante ciò, nel dibattito politico di questa campagna elettorale, pare che d’Europa ce ne sia davvero poca. L’interesse è chiaramente tutto rivolto alla rivoluzione all’interno della maggioranza di governo siciliana, messa in atto dall’attuale Presidente della Regione Raffaele Lombardo. Emblema di tutto ciò certamente l’assenza, per la prima volta, dal Governo Regionale dell’ UdC di Totò Cuffaro, il Presidente uscente dimissionario. Pare che bene che vada la Sicilia, nei prossimi mesi, è destinata ad essere attraversata da inusuali uragani: se Lombardo con la lista "L’Autonomia" otterrà il 4% nazionale tirerà dritto per la sua intransigente strada sotto la bandiera del “con me o contro di me e ogni astensione è un voto contrario” , se l’auspicata percentuale non sarà raggiunta gli alleati o ex tali, andranno giù duro provando a mettere il Governatore con le spalle al muro, impresa non facile con un uomo come Lombardo che non esiterebbe a mandare tutti nuovamente alle urne. Se tutto questo non bastasse c’è anche la partita all’interno del Popolo delle Libertà, Miccichè-Alfano con i rispettivi candidati e consequenziale conta dei voti. Chi vince prende tutto, sembra essere questa la posta in gioco. A noi spettatori votanti non resta che riprendere il titolo di un colorito libro di qualche anno fa… IO SPERIAMO CHE ME LA CAVO.

martedì 2 giugno 2009

GIOCO, EPISTEMOLOGIA, SEMIOTICA E POLITICA

Una volta conversando un padre gesuita esperto di comunicazione ed analisi politica, mi spiegò che la politica più bizantina del mondo occidentale si fa a Roma dove, però, non riescono a capire praticamente niente della politica siciliana! Mi chiese, dunque, cosa avessi da dire in proposito dato che di politica siciliana un po’ ne mastico: non trovai di meglio da rispondere che “mezza parola”… In effetti, sentivo spesso dire da amici all’ARS che la politica siciliana era come il gioco delle tre carte: l’asso non è mai dove chi osserva immagina si trovi. La millenaria esperienza parlamentaristica siciliana ha sviluppato percorsi a tal punto labirintici e sofisticati da far perdere le tracce al più intelligente degli osservatori, i corridoi che attraversa sono da sempre così intrecciati da interessi, ambizioni, rivalse e ingerenze talmente interne alle questioni territoriali e agli affari internazionali, palesi ed occulti, da far venire le vertigini anche al più accorto degli analisti. Per cui non è un caso che il modello interpretativo più accreditato sia quello del gioco delle carte in tutt’uno con una buona dose di abilità illusionistica. Oggi, nell’era dell’immagine e dei giochi on-line si preferisce l’analogia del gioco del poker che però, seguendo a balzi la teoria epistemologica di Mary B. Hesse, sposta l’uso esplicativo dal modello 1 al modello 2: nel primo caso il modello è assunto come copia imperfetta che comprende la teoria e ne condivide la sostanza; il secondo, invece affianca l’originale come “altro oggetto che si può costruire o immaginare”, ma che, ovviamente ne consente lo studio. È presumibile cha la scelta del modello, oltre che storicamente contingente, sia da considerare (dal punto di vista semiotico) ideologica, punto di vista che, fuor di parentesi, ci può forse dare un aiuto a capire che cavolo succede in questi giorni all’Assemblea Regionale Siciliana.
Giovanni Vitale