giovedì 9 luglio 2009

Miccichè e ... Il Partito del Sud

Luigi Crespi e Gianfranco Miccichè, sul Partito del Sud

Se si fa, se si fa davvero, sarà la più grande novità politica dei prossimi anni. Creare un Partito del Sud, questa è l’idea, sull’ esempio della Lega Nord ma con motivazioni e obiettivi politici geograficamente opposti. Dalle elezioni in poi se ne è discusso in modo sempre più accalorato, visti i successi del partito di Bossi e vista la “rivoluzione” siciliana: l’isola che fu di Cuffaro è diventata con Lombardo la prestigiosa roccaforte dell’ MPA, ovvero del Movimento per l’ Autonomia. Ora il governatore della Trinacria esce vincitore anche dalla crisi regionale da lui stesso provocata, e in accordo con gli uomini di Gianfranco Miccichè (PDL) si permette il lusso di lasciare fuori dalla nuova giunta tutto l’Udc.
Dove vogliono arrivare questi due? C’è chi dice che siano già arrivati, e non andranno oltre: dietro la stretta di mano fra Lombardo e Berlusconi, che ha sbloccato l’empasse politico, e anche quello finanziario (ora i FAS, i fondi europei riprendono la via del Mezzogiorno…), c’è la promessa di lasciar perdere il Partito del Sud? Lombardo nega: abbandonerà la guida dell’ MPA, ma non il nuovo progetto.
Resta, in ogni caso, sul tappeto la questione politica: il Partito del Sud ha gambe per camminare, oppure no? Affaritaliani.it ne ha parlato con Luigi Crespi. Il notissimo spin-doctor, sondaggista e analista politico (fu lui a inventare il “Contratto con gli italiani” di Berlusconi) è l’uomo che da tempo studia le potenzialità del progetto, e che ci crede…
Il Partito del Sud? Ne ha, ne ha di gambe per camminare… Lo stesso Berlusconi, se vuol badare ai suoi interessi, ha bisogno di un riequilibrio nel suo messaggio politico rispetto alla presenza esorbitante e vincente della Lega. Il Partito del Sud non solo corrisponderebbe a un bisogno reale che l’elettorato ha espresso, ma risponderebbe anche a una necessità politica dello stesso Pdl. Ma sono necessità che da Arcore, cioè dal profondo Nord, si fanno fatica a vedere. Ora però arrivano i soldi: il CIPE ha stanziato 300 milioni di euro per Termini Imprese e Pomigliano.
Se arrivano i soldi la voglia di PARTITO DEL SUD si ferma? “Io vedo che la forza e la pressione fatta da Miccichè al CIPE e da Lombardo in Sicilia ha dato i suoi frutti, ma credo che l’opzione del PARTITO DEL SUD sia un’opzione strutturale, cioè un fatto che non dipende dalle lune di Lombardo o dai capricci di Miccichè: è un’esigenza politica. Così come è stato dimostrato politicamente che la Lega Nord ha una sua funzione culturale, territoriale importante…non si capisce perché il Sud non dovrebbe avere una sua rappresentanza specifica di tipo territoriale. E non capisco perché Berlusconi non dovrebbe favorire la nascita di un soggetto politico che non farebbe altro che aumentare i voti della sua coalizione”.

Miccichè 2 ... Berlusconi il Grande Capo?

Ma Berlusconi è il capo del più grande partito nazionale, se nasce un altro partito territoriale… ruba voti al PDL, no? “No. Recupera alla coalizione di Centrodestra i voti che al Sud il Pdl ha già perso. Berlusconi ha perso milioni di voti al Sud. Li ha persi, in parte, proprio per il peso della Lega che ha spostato verso Nord l’asse della coalizione. Si badi: io non vedo Lega e Pdl come soggetti separati, ma come un unico corpo. Quindi è anche vero che i successi elettorali della Lega hanno riportato in equilibrio la vittoria di coalizione. Ma se i soggetti sono solo due: un partito nazionale e un partito territoriale del Nord, è evidentemente che il Sud, che rimane senza rappresentanza territoriale, va in difficoltà. Del resto non si capisce perché facciano il federalismo nele istituzioni e non debbano federarsi nella politica. Se il modello federale funziona per lo Stato non si capisce perché non debba funzionare della politica”.
La Lega infatti non è mai stata contraria all’ idea di un Partito del Sud, anzi ha tentato più volte di sbarcare essa stessa a mezzogiorno ed e si è alleata dell’ MPA di Lombardo… Ma chi la Lega non la ama pensa: vogliono il Partito del Sud per spaccare definitivamente l’ Italia, per dimostrare che Nord e Sud sono due mondi diversi da tenere il più possibile distanti… “Se mia nonna aveva le ruote era una cariola… Io mi occupo di leggere i fatti: il Partito del Sud non spacca il Paese, ma lo tiene insieme. Mi spiego: sul tavolo delle emergenze politiche abbiamo avuto per mesi il tema di Malpensa, e va bene. Però ora c’è anche il tema di Termini Imerese, e adesso si interviene lì, ci si mettono delle risorse economiche che servono e si investe su un progetto di soluzione del problema. Ma perché la discussione su Termini Imerese si è imposta all’attenzione di tutti? Ad esempio perché al CIPE c’è un presidente che si chiama Miccichè, cioè un uomo del Sud. Se ci fosse stato presidente Cota, il presidente della Lega Piemùnt, probabilmente la questione di Termini Imerese non sarebbe emersa, non con questa forza… Cioè, non dobbiamo essere ipocriti: il legame dei politici con il proprio territorio è una cosa sana, è una cosa giusta. Il legame anche elettorale fra chi vota e chi abita un’area e la conosce bene, è una cosa altamente democratica. Io credo che un Partito del Sud sia una grande opportunità democratica per l’ Italia. L’ unità nazionale la si ricostruisce nella somma di differenze locali. E non è che se noi decidessimo di avere solo grandi partiti nazionali il Paese tornerebbe ad essere unito. Il Paese è di fatto separato, e non per problemi culturali o linguistici: per problemi economici. Quindi se nasce una struttura politica che avvicina l’economia del sud al Governo nazionale, beh…. Questo è un contributo all’ unità, non alla divisione. E soprattutto è un contributo all’uguaglianza, che è un diritto costituzionale. Tutti dobbiamo essere uguali, e avere uguali opportunità: questo fa “unità”.

Miccichè 3 ... La politica al SUD

Invece oggi se ti amnmali a Reggio Calabria o a Catania hai meno possibilità di sopravvivere che se ti ammali a Milano. Lombardo può essere il leader di questo Partito del Sud? “Lombardo è sicuramente un grande amministratore e lo sta dimostrando in Sicilia, ma un leader che deve lanciare una sfida di livello nazionale, pur partendo dal territorio, ha bisogno di altri requisiti. Intendiamoci: è uno dei protagonisti, un fondatore, un promulgatore, uno dei motori di questa idea. Ma è troppo siciliano, non prenderebbe un voto in Puglia, a Napoli, a Cosenza. E, purtroppo le elezioni europee dimostrano che quello che dico non è campato in aria. Insomma, lui può arrivare ad avere anche il 40% in Sicilia, ma il suo problema non è vincere in Sicilia dove è già leader, ma vincere fuori dalla Sicilia.
Miccichè? “Miccichè è un uomo di comunicazione, nato professionalmente a Milano, dove ha fatto il pubblicitario per tanti anni… Non a caso In ha dimostrato di avere una capacità di marketing politico geniale quando fece il famoso 61 a 0, per il centrodestra, in Sicilia, all’epoca del maggioritario. Se ne ha voglia potrebbe, potrebbe avere le caratteristiche adatte all’ impresa. Però si deve mettere a dieta…”.
Altri nomi?La Carfagna, ad esempio, o Scopelliti o la Polibortone in Puglia… Ma poi ci vogliono calabresi, molisani, sardi, insomma tutte le aree regionali… la dimensione non può essere solo siciliana, questo è il primo punto ovvio e imprescindibile”.
Lombardo ha lanciato l’invito anche a Bassolino e Loiero… “No, no… Ma che meriti avrebbero Bassolino e Loiero da presentare al nuovo partito? La battaglia durissima fatta da Lombardo e Miccichè ha portato al Sud dei risultati politici rispettabili e concreti, non ultima queste decisioni su Termini Imerese e sui Fondi europei… Bassolino che ha fatto? Portare Bassolino nel proprio schieramento politico significherebbe innanzitutto fare un favore al Partito Democratico, che se ne libererebbe, e poi legarsi al protagonista del più grande affossamento mediatico del Sud, uno dei responsabili di una delle più grandi tragedie d’immagine del Sud. Questo in base a quali affinita? A quali assonanze ideologiche? A quale progetto politico? A quale interesse del Sud? Francamente, se davvero qualcuno ha avuto seriamente questa idea è qualcuno che ha bisogno di qualche cura medica… Bassolino e Loiero? Sì, e allora mettici anche Totò Riina e il bandito Giuliano…”.
Però se tutto si riduce al solo centrodestra del Sud, che c’è di sconvolgente, che c’è di rivoluzionario, che c’è di nuovo? “Io credo che il Centrodestra oggi in Italia, piaccia o non piaccia, rappresenti oramai tutte le parti in commedia. Tutte le novità più interessanti, da un punto di vista politico, le troviamo lì. C’è il governo e c’è l’opposizione al governo, perché l’opposizione vera è contenuta lì dentro, non fuori. Io credo che il PDL di oggi è il fulcro, il bacino, da cui nascerà la politica di domani. Non credo che il Partito Democratico abbia più o avrà in futuro questo tipo di capacità. Il PD si è costruito una sua marginalità sia di territorio che ideologica e politica. Lo vediamo in quel che sta accadendo per il Congresso, che non è - come deve accadere per un congresso - una occasione di rilancio del partito, ma invece una ennesima occasione per linciarsi reciprocamente, per ferirsi, per preparare delle vendette. Io credo che nel PD stiano progressivamente perdendo il contatto con la realtà del Paese, e soprattutto con quella varietà di stimoli che un Partito-sistema deve portare al proprio interno. Il PDL invece, e attenzione: al netto di Berlusconi, cioè anche al di là di Berlusconi, è candidato a diventare il Country-party di questo Paese”.

Miccichè 4.... E i Problemi di Berlusconi?

Ma anche Berlusconi qualche problema di comunicazione e di immagine ce l’ha ultimamente, le pare? “Problemoni! Berlusconi da un punto di vista mediatico si è fatto carico dei più grandi errori di gestione della sua crisi che un politico possa mettere in campo. L’uscita da Vespa a Porta a Porta, l’ uscita su Chi di Alfonso Signorini. Doveva fare altro, e doveva farlo meglio. Qui sono assolutamente d’accordo con Giuliano Ferrara… Aggiungo solo che non riconosco più il Berlusconi che un tempo mi insegnò tante cose, proprio sul rapporto con i media… Però, intanto, il Centrodestra che lui ha costruito, cioè l’alleanza di governo, ha dimostrato di essere qualcosa che va oltre la persona di Silvio Berlusconi, anche oltre la sua stessa volontà. Ora è davvero un partito radicato, ben piantato sul territorio, è un partito che ha intercettato l’idea stessa di un Paese… e questo Paese sempre più vi si riconosce, dentro il PDL, dentro la Lega e dentro l’autonomismo siciliano. Ma l’autonomismo siciliano non basta: il sistema si completerà costruendo un vero e proprio partito del Sud, di tutto il Sud”.
Al Nord, però, lombardi veneti e piemontesi ci hanno messo anni, anni di liti furibonde, prima di trovare un programma comune e mettersi tutti sotto il comando di Umberto Bossi… “E a mezzogiorno è forse anche peggio: un conto è Palermo, un conto è Salerno, un conto è Bari, un conto è il Salento, un conto è la Calabria, un conto è la Sicilia… Ma tutti hanno un disperato bisogno di ritrovare un orgoglio di sé, una dignità, una missione per il presente e per il futuro. Prendano ad esempio quello che si è fatto al Nord con il concetto di “Padania”, il Partito del Sud deve dare forza a un concetto simile, a quello che Bossi chiama “l’idem sentire”. Bene, l’idem sentire del Sud è che tutti si sentono degli sfigati, in fondo. La cosa ha radici storiche profonde, non è una fesseria: sono stati massacrati dalla storia i popoli del Sud, tutti quanti. In questo sentimento collettivo, però, è racchiusa una forza grande, una potenzialità politica da sprigionare. Come la sprigioni? Abbandonando le vecchie tattiche, smettendola di mettere insieme nomi vecchi e vecchie sigle perché non è più così che si raccolgono i nuovi voti. Al Sud non devono avere fretta, ma devono fare le cose serie. E’ ora di partire, questo sì.! E partano pure dalla Sicilia, dall’autonomismo siciliano, è la cosa più logica. Ma se la cosa resta chiusa in Sicilia diventa un disastro”.

martedì 7 luglio 2009

Emergenza Rifiuti... tutta colapa dei cittadini?

“La situazione dei rifiuti in Sicilia è al tracollo, siamo ormai a rischio Campania”

Questa è l’affermazione più ricorrente quanto imprecisa che sta caratterizza le cronache degli ultimi mesi. La questione dei rifiuti infatti è uno degli argomenti più trattati e altrettanto peggio analizzato. Che vuol dire Questione Rifiuti? a cosa vogliamo riferirci: Raccolta Differenziata, Organico, Rifiuti Speciali, Pericolosi, e molti ecc. ecc. Non è più possibile che l’argomento venga trattato solo ed esclusivamente con riferimento a quello che troviamo dentro e fuori ai cassonetti stradali, addossando tutta la responsabilità all’inciviltà dei cittadini.

Una strategia seria sull’ argomento, tanto per cominciare, dovrebbe far partire la discussione sul problema del deflazionamento a monte dei rifiuti, cioè sui processi produttivi industriale che fanno entrare nelle nostra vita quotidiana beni di consumo, potenziali futuri rifiuti, con enormi quantità di scarti immediati, plastiche, imballaggi, polistiroli, legni ecc. in quantità e volumi che superano l’oggetto stesso che accompagnano; Poi bisogna intervenire sul sistema produttivo dell’arredamento casalingo, una semplice legge che imponga a tutti i produttori di cucine a non immettere più sul mercato componenti sprovvisti di contenitori per la differenziata, schiaccia bottiglie, trita rifiuti ecc. ecc. ed ancora prima di gridare all’inciviltà, provare a rendere la vita più facile al cittadino… più cassonetti per la differenziata sugli assi viari ma soprattutto studiati in relazione a come esce il rifiuto dalle nostre case, cioè con sistemi di conferimento più veloci e immediati, e ancora imporre alle città con oltre 250 mila abitanti di dotarsi non solo di Centri Comunali per la Raccolta ma anche di piattaforme per la lavorazione e la trasformazione del rifiuto, oggi infatti anche li dove si differenzia, bisogna fare qualche centinaio di km per portare la differenziata ai centri di lavorazione…. L’argomento resta complesso e meritevole di una trattazione approfondita, ma di certo il dito del monito non va puntato solo ed esclusivamente verso i cittadini che di responsabilità ne incarnano parecchie ma che spesso sono lasciati alla sacra arte del doversi arrangiare….


giovedì 2 luglio 2009

In Sicilia più Casellanti che Km di autostrede...

Che i problemi legati alla viabilità in Sicilia siano al centro dell’attenzione di tutti è cosa ormai pacifica, cioè è pacifico che le autostrade mancano e che le code restano. “Il problema si sta affrontando” o almeno così ci viene ripetuto quotidianamente. Senza volerne dubitare, sembra comunque che si stia affrontando il problema partendo dal punto di arrivo, cioè: Prima si vuole costruire il Ponte sullo Stretto che consentirà di arrivare a Messina da Reggiocalabria in 15 minuti, ma da Messina a Siracusa? oppure a Agrigento?, senza parlare di arrivare a Ragusa, e se qualcuno pensa che ormai la macchina è un mezzo di trasporto da abolire e pensa per caso di voler utilizzare le Ferrovie dello Stato ricordiamo che in Sicilia manca il doppio binario. Certamente una volta finite tutte le autostrade necessarie non ci sarà il problema del personale… 348 casellanti già in pianta organica ci sono. Peccato che i Km di autostrade siano solo poco più di 300, di cui una quarantina, quelli della eternamente in costruzione Siracusa-Gela, senza pedaggio. Dunque ci sono più casellanti che chilometri, anzi, per dirla con una battuta-verità, uno per buca. Perché le grandi arterie siciliane sono in condizioni pietose. Eppure se si va a vedere la pianta organica gli addetti ai varchi dovrebbero essere ancora di più: circa 400.

mercoledì 1 luglio 2009

Dire o non Dire... questo è il Problema

Quando si dice che “l’essere umano non può non comunicare”, oggi, nel mondo della comunicazione globale, risulta essere un’asserzione ovvia, ma se vi si riflette un po’, specie se attrezzati con gli strumenti delle scienze della comunicazione, l’enunciato mostra la sua grande complessità. Da subito va considerato che non ci si riferisce solo alla comunicazione linguistica ma anche a tutto quel complesso di strategie di cui l’essere umano dispone e che genericamente vengono indicate come paralinguistica ma che nel dettaglio, e solo per citarne alcune, si distinguono in cinetica, mimetica, implicita, sottintesa, presupposta, presunta etc.; ovviamente alcune di tali strategie afferiscono, più o meno, all’universo della linguistica e, difatti, da sempre chiunque ha indagato i meccanismi che soggiacciono il linguaggio ne hanno tentato l’analisi e la classificazione. Sorvolando sugli aspetti più propriamente psicologici della questione, anch’essi studiatissimi, almeno da S. Agostino in poi e ricadenti sotto l’egida di quella che può risultare essere una peculiare caratteristica umana, ovvero l’intenzionalità, resta una aspetto praticamente costante della comunicazione linguistica e che solitamente viene indicato come “non-detto”. Tale aspetto della comunicazione, già accennata da Saussure, ha ricevuto una trattazione sistematica nel celebre saggio di O. Ducrot “Dire et ne pas dire” con cui qualsiasi studente di comunicazione ha dovuto, o almeno dovrebbe, confrontarsi! Di fatto quando noi diciamo qualcosa, a ciò che diciamo con le parole si aggiungono molte altre cose che non diciamo ma che, ciononostante, fanno parte integrante del significato di quanto viene esplicitamente detto. È appunto ciò che rende le lingue naturali alquanto ambigue o, per dirla con W. Quine, oscure e che ne rende difficile, quando non impossibile, la traduzione. Stabilire con esattezza il significato di quanto viene comunicato con un’enunciazione linguistica o con un gesto è perciò estremamente difficoltoso anche se ciò non toglie che noi, ordinariamente, comunichiamo e che, il più delle volte, riusciamo a comprenderci: non stiamo a porci ogni volta il problema di cosa o quanto ci viene detto, recepiamo una quota più o meno ampia di significato e reagiamo di conseguenza aspettandoci un’ulteriore reazione alla nostra azione che eventualmente contribuirà a chiarire il significato della conversazione. Ecco dunque che se, per esempio, io mando una bibita a qualcuno il significato del mio gesto acquisterà ulteriore significato da come chi la riceve reagirà al mio gesto, anche se solo col silenzio, aggiungendo ai miei i suoi non-detti…

Giovanni Vitale