giovedì 24 settembre 2009

TORNA LA PIAZZA

Bhe ci risiamo, da lunedì ricomincia la discussione su questo luogo tanto virtuale quanto denominato materiale"Tutti in Piazza" lo scopo sarà sempre lo stesso, raccontare e dare voce a tutto ciò che è immaginario collettivo; a tutte quelle verìtà poco fondate ma che animano i commenti e le discussioni in tutti i luoghi d'incontro della nostra città e non solo. Sono e saranno le voci di piazza, i commenti da bancone al bar, da fermata dell'autobus, da sala d'attesa ecc. che ci racconteranno le proprie personalissime VERITA'.
A Lunedì.

mercoledì 5 agosto 2009

Questo Blog Va al MARE... come è profondo il Mare

Questo Blog ringraziando gli oltre 5.000 lettori, va in VACANZA, anzi va AL MARE…. ci rivediamo a settembre, mondo permettendo.

Siamo noi siamo in tanti ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, siamo i gatti neri siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri e non abbiamo da mangiare, come è profondo il mare.

Babbo che eri un grande cacciatore di quaglie e di fagiani, caccia vie queste mosche che non mi fanno dormire che mi fanno arrabbiare, come è profondo il mare. È inutile non c’è più lavoro, non c’è più decoro Dio o chi per lui sta cercando di dividerci di farci del male di farci annegare, come è profondo il mare. Con la forza di un ricatto l’uomo divento qualcuno, resuscitò anche i morti spalancò prigioni, blocco sei treni con relativi vagoni, innalzo per un attimo il povero al difficile ruolo da mantenere e poi lo lasciò cadere a piangere e ad urlare solo in mezzo al mare, come è profondo il mare. Poi l’urlo diventò un tamburo e il povero come un lampo nel cielo inizio una guerra per conquistare per conquistare quello schermo di terra che il suo cuore voleva coltivare, ma la terra gli fu portata via compresa quella rimasta a dosso e fu sacramentato in un fosso, come è profondo il mare. Poi un mistico forse un aviatore inventò la commozione che rimise d’accordo tutti i belli con i brutti con qualche danno per i brutti che si videro consegnare uno specchio per potersi guardare, Come è profondo il mare. È chiaro che il pensiero da fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce, certo che chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche il pensiero come l’oceano non lo puoi bloccare non lo puoi recintare…. Ci stanno uccidendo il mare.

Lucio Dalla

martedì 28 luglio 2009

Il Partito del Sud... l'analisi di Luigi Crespi

28 lug. - Il partito del Sud è “un’iniziativa lodevole” ma c’è stato “un problema di comunicazione”, perché “pensare che a gestire i fondi Fas saranno gli stessi amministratori al potere ora” è un’ipotesi che “fa rabbrividire i meridionali”. I quali, “sfiduciati dalla politica”, non avranno un vero cambiamento senza “una rivoluzione culturale copernicana”.

Luigi Crespi, sondaggista e analista politico, ha spiegato al VELINO la sua idea sul partito del Sud e le direttrici secondo cui potrebbe svilupparsi. A partire da un dato di fatto: a Sud ci sono margini di manovra, a patto che “a un’operazione politica ben strutturata corrisponda una comunicazione altrettanto specifica”.

“Alle elezioni europee – ha osservato il sondaggista - alla perdita di voti del Pdl non è corrisposto un aumento a favore di altri partiti. È calato il Pdl, ma non è cresciuto l’Mpa. Il Pd è al minimo storico. Al Sud è in corso un abbandono della politica. Gli attuali partiti, evidentemente, non sono in grado di dare risposte ai cittadini”. Perciò “chi saprà fare proposte valide al Sud ne ricaverà un vantaggio”.

Anche perché nel Mezzogiorno “esiste un deficit di fiducia sia nella politica che nei dirigenti” che essa esprime: “Oltre l’80 per cento dei meridionali – ha sottolineato Crespi - non ha fiducia nei politici, e la questione è trasversale a tutti i partiti. Un’opzione per ridare fiducia avrebbe quindi un senso”.

L’iniziativa del partito del Sud, di per sé “lodevole”, ha registrato “errori nella comunicazione”, a partire dall’uso mediatico dei fondi Fas.

“Non sono conosciuti dalla maggioranza dei meridionali e comunque l’idea che tali fondi siano gestiti dagli stessi politici, come ad esempio Bassolino, fa rabbrividire i cittadini. Deve esserci un rinnovamento della classe dirigente”.

Crespi ha ricordato che “il motivo per cui la gente al Sud sceglie di votare un partito” è spesso quello che “volgarmente viene definito clientelismo. Il rapporto diretto di convenienza – ha evidenziato - fa sì che i cittadini votino un candidato senza credere nell’opzione politica”.

Crespi non ha dubbi: “Non può esserci un cambiamento senza un moto di ribellione, una rivoluzione di linguaggio, culturale, copernicana nel Mezzogiorno”. Che, ha aggiunto, “ha bisogno di una richiesta politica sostanziata”, a cui i fondi Fas non possono rispondere. “Il ritorno della parola orgoglio al Sud”, secondo Crespi, potrebbe essere un minimo comun denominatore. Ma l’analista ha anche pragmaticamente messo in luce come manchi, anche a livello comunicativo, un’idea chiara di progetto del partito del Sud: “È un qualcosa che non si capisce. Cioè è l’idea di Lombardo, che includerà anche Bassolino e Loiero? Non credo che sia una operazione valida nel Mezzogiorno. O è il progetto che vogliono i colonnelli di An, un partito federato al Sud, una sorta di modello alla catalana? Oppure è quello di Miccichè, che non abbiamo ancora ben capito?”. Crespi ha smentito di essere “lo spin doctor” di questa operazione, anche perché “non c’è un soggetto con il quale farla”. “Il mio legame con Miccichè – ha affermato il sondaggista - è personale e sono d’accordo con le sue intuizioni e istanze politiche, ma sul partito del Sud non trovo un riscontro nella comunicazione mediatica”.

Anzi, l’istanza di Miccichè “in termini di comunicazione ha portato vantaggi alla Lega (che è tuttora una realtà provinciale e non è neanche maggioranza al nord) e a Lombardo. Non mi sembra sia questo il modo di partire dal punto giusto”.

Al Sud occorre, ha concluso, “una rivoluzione ‘liberale e liberante’. Senza questi due fattori, non si va da nessuna parte”. (Velino)


lunedì 27 luglio 2009

Verità, ragione, storia e cervelli in una vasca.

Miccichè e Cuffaro ci dicono di volere solo il bene dei siciliani e che ciò giustifica le intenzioni e le azioni politiche di entrambi. Se non ché, differendo le modalità perseguite dai due, ci si pone il problema di stabilire chi di essi dica la verità e se questa, eventualmente, sia già contenuta nelle loro intenzioni! A ben vedere è alquanto problematico stabilire cosa sia effettivamente la “verità”. Anche a scorrere superficialmente la letteratura sull’argomento ci si accorge facilmente di come essa sia inestricabilmente vincolata dalle teorie semantiche soggiacenti. Il punto si sposta, dunque, nel cercare di stabilire da quale base epistemologica si voglia muovere l’analisi per impostare un ragionamento che possa condurci ad elaborare una nozione di verità che, se non proprio assoluta, sia almeno coerente e, dunque, razionalmente accettabile. Effettivamente tale questione ha infiammato i dibattiti dei filosofi di ogni tempo, finendo col separare, almeno in tempi relativamente recenti, i fenomenologi, che distinguono i fatti e la percezione che abbiamo di essi, dai realisti, per i quali la nostra concezione del “significato” condiziona ciò che percepiamo come “fatti” (perfino il “riferimento” alla sostanza delle cose) e, conseguentemente, ogni storia che potremo raccontare su di essi. Non volendo impelagarsi nelle dispute specialistiche accennate, ci si può attenere alla considerazione che se si accetta che vi sono dei “fatti” che esulano dalla nostra considerazione, resta una mera realtà su cui è possibile sviluppare un materialismo che ne determina la visione storica e dunque una verità univoca; se invece si riconosce che la realtà è condizionata e/o persino costituita da chi la osserva, allora ogni interpretazione rimane relativa a chi racconta la storia, sia che egli si consideri più o meno pragmatico e/o “interno” alla storia stessa, sia che adotti “l’occhio di Dio” nel raccontarcela: in fondo per quel che ne sappiamo, potremmo essere solo dei “cervelli in una vasca”! Recentemente, perfino il Santo Padre è giunto a spiegarci che la realtà ed il messaggio del Salvatore è, sulla base delle testimonianze di cui disponiamo, se non altro storicamente accettabile, per cui è ragionevole e razionale riporvi la nostra fede, più che su altre storie che reggono peggio l’analisi falsificazionista, specie se sofisticata. Ora, tralasciando lo schieramento per “fede” politica e non pretendendo criteri così elaborati per le affermazioni dei politici di cui sopra, sarebbe troppo aspettarsi da loro maggiore franchezza nei comportamenti, così che potremmo disporre di criteri di discernimento ragionevolmente “accettabili” che ci permettano di stabilire chi di essi interpreta più coerentemente e, magari, concretamente meglio i nostri interessi, seppur tralasciando se dicano o no la verità?

Giovanni Vitale

giovedì 23 luglio 2009

Il Partito del SUD e la questione meridionale

La questione meridionale è tornata all’onore delle cronache e “il Partito del Sud” ha svolto bene la sua funzione provocatoria.
Appare evidente che chi discute se il Partito del Sud si deve fare oppure no è confuso o in cattiva fede.Gianfranco Miccichè se avesse l’ambizione di fondare un partito lo farebbe senza certamente pretendere il benestare dal PDL, la logica ha delle regole a cui anche Miccichè deve attenersi. Questo per dire che chi pensa che la partita si giochi intorno alle ambizione politiche di Miccichè, di Martino o della Prestigiacomo non ha capito la portata del problema e cosa ci stiamo giocando. Il Partito del sud è la conseguenza della derubricazione del sud a problema secondario e marginale, infatti da quando ha fatto capolino si è cominciato a discutere di cose concrete e sono emersi elementi gravissimi. Ma in gioco non c’è l’interesse del sud ma di tutto il Paese stretto dalla morsa leghista e “Tremontiana” che nascondono un progetto eversivo, quello di dividere l’Italia, e visto che non è possibile farlo sotto la spinta della gente perché la Lega neanche al nord è maggioranza e sarebbe proprio il nord ad opporsi a questo delirio, allora ricorrono ad un progetto oscuro che cerca di prendere corpo attraverso un gioco manipolativo delle risorse teso ad accentuare i conflitti sociali e quindi favorire le condizioni naturali di una secessione che sarebbe una tragedia. L’identità nazionale, la Patria, sono valori centrali in un mondo globalizzato e per uno Stato che ha perso anche il potere di battere moneta. Ecco che l’idea della Banca del Sud una rivisitazione della Cassa del Mezzogiorno vuole mettere nelle mani di pochi la gestione delle risorse non per garantirne l’utilizzo ma per determinarne il fine. Quando Tremonti dice che la disparità Nord e Sud è cresciuta dice una cosa falsa che l’economista Gianfranco Viesti pochi giorni fa sul Corriere ben documentava. La verità è che in Italia è aumentata la disparità tra ricchi e poveri a prescindere da dove risiedano, mentre la disparità tra nord e sud ha accentuato il divario sui diritti non solo su quello al lavoro ma soprattutto quello alla salute e alla sicurezza. Ma Tremonti non teme il Partito del sud perché reputa i meridionali incapaci di coalizzarsi e organizzarsi, lo ha detto chiaramente ieri con una frase da brivido razziale: “Chi ha pensato al Partito del Sud ha ignorato fatti di antropologia e di costume” senza che nessuno (eccetto il solito Miccichè) lo seppellisse sotto una valanga di pernacchie. Come si doveva seppellire sotto una valanga di sberleffi il tentativo non ancora sventato di escludere le politiche ambientali dalle strategie energetiche che altro non era che un attacco al ministro Stefania Prestigiacomo che veniva esautorata da questa competenza istituzionale che passava come ovvio a Scajola (sviluppo economico) ma anche a Calderoli, Ministro della semplificazione legislativa che non si capisce cosa ci azzecca, se non lo si inserisce nella logica eversive e demolitiva dello stato italiano che lo portò a suo tempo a promulgare la legge definita “Porcellum” che ha raggiunto l’obbiettivo di allontanare gli eletti dagli elettori. Questa è la logica e su questo si articola il confronto, in questi giorni e nei prossimi mesi avremo di fronte una strettoia storica su cui si gioca non il futuro di qualche politico e tantomeno quello di qualche partito presente o futuro, ma bensì il destino di tutto il paese, dell’intera nazione.

Italia uno Strano Paese

Se nasci in Italia il Paese doppio, delle doppie morali, ti possono accadere cose strane. Se sei gay, lesbica o semplicemente hai deciso di vivere con la tua compagna/o ti verrà negato il diritto di farlo, come invece lo possono fare in altri paesi vedi Spagna e dintorni.Se sei un elettore questo è un Paese in cui ti è vietato scegliere il tuo eletto. E se sei un eletto, deputato o senatore avrai meno possibilità di incontrare il tuo presidente del consiglio di una escort. E’ in questo Paese che viene regolamentato il modo in cui restituire l’anima a Dio. E’ il Paese delle pubbliche virtù e dei vizi privati in cui il Vaticano seppellito dagli scandali sulla pedofilia fa la morale contro il libertinaggio. E’ un Paese in cui a sedici anni se bevi una birra in via Torino a Milano danno a te a chi te l’ha venduta e a chi ti ha messo al mondo 400 euro di multa, ma se la stessa birra la bevi a Legnano esattamente a 15 km (credo non di più) da via Torino puoi usufruire dello sconto bevi 3 paghi 1, è lo stesso paese in cui da oggi ai neopatentati è stato vietato bere, e non si capisce perché chi ha la patente da due anni lo possa fare. E’ un Paese vecchio, abitato da vecchi e comandato da vecchi malati che pensa che vietare possa aiutare ad imporre regole civili, che non crede nella cultura ma solo nella televisione. E’ un Paese che va a puttane e le paga bene, vizioso e viziato che non ha nessun rispetto per la donna e la considera un accessorio di carne finalizzato al proprio divertimento, fatto di uomini senza onore che mentono e che sono difesi da un’ipocrisia di ruolo che passa attraverso tutta la società, un Paese che non sa cos’è l’amore per una donna, non conosce onore nè coerenza, non sa trattenersi e governare le proprie paure che non è fedele né affidabile. Un Paese che tradisce se stesso, la propria gente, scanna i propri giovani e non alza la testa verso il futuro.
Luigi Crespi

venerdì 10 luglio 2009

Berlusconi Bugie, Verità... solo punti di vista?

Il Presidente del Consiglio dice solo bugie e mezze verità… così ha argomentato giorni fa un noto critico televisivo politicamente schierato, e così insistono sui loro mezzi praticamente tutti i giornalisti avversari del Silvio nazionale, corroborando tale questione con rivelazioni, quelle sì senz’altro vere (sic), sui comportamenti crapuloni e dissennati del premier italiano. I sostenitori del Primo Ministro, invece, sostengono che è tutta una montatura della sinistra che, non disponendo di validi argomenti politici, ricorre alla menzogna e al pettegolezzo per infangare l’immagine del loro leader. Seguono a ruota gli elettori ed i sostenitori di ambedue le parti politiche. Anche la stampa straniera discetta su tali problemi accreditando l’una o l’altra verità, come sacrosanta, a seconda di quella preferita dalla loro linea editoriale. Qualche cinico può concludere che queste sono le chiacchiere che da sempre circondano la gestione del potere e che, come ha fatto notare H. Weinrich nel suo bel saggio sulla semiotica della menzogna, “per i politici e i diplomatici la menzogna fa parte del mestiere, è un’arte.” (tr. It. Pag. 134). Il dibattito sullo statuto logico ed il significato della verità è vecchio quanto il pensiero speculativo ed attraversa praticamente tutta la riflessione filosofica, almeno quella che ne ha cercato i fondamenti a prescindere da orientamenti dogmatici; ma anche nei casi in cui si è posto che l’unica grande verità è quella che promana da Dio, ecco che, anche in questi casi, separarla dalla menzogna del male è diventata una priorità dell’indagine speculativa. Per cercare di districare la questione nel settembre del 1986, a Monaco di Baviera, si tenne un congresso internazionale in cui intervennero i maggiori rappresentanti mondiali delle varie discipline afferenti alla “magna quaestio est de mendacio…”. A distanza di alcuni anni, nel febbraio del ’92, l’Istituto Italiano per gli studi filosofici, sotto il patrocinio del CNR, organizzò a Napoli un convegno internazionale dal tema “Menzogna, Inganno, Simulazione: filosofia, linguistica, psicologia, intelligenza artificiale”. Il risultato - che a qualcuno può apparire paradossale - di entrambi i simposi fu che anziché porre un punto risolutivo sulla questione se ne allargò ulteriormente la portata chiarendo però, in alcuni interventi, che quasi sempre chi sostiene di dire la verità mente e che, talvolta, come è il caso di Epimenide il cretese, chi dice di mentire può asserire una verità ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, la questione resta indecidibile, perfino se si sta trattando, come ha dimostrato K. Gödell, di asserzioni matematiche. A noi, probabilmente, non resta che stare con L. Wittgeinstein secondo cui ciò di cui non si sa dire bisognerebbe tacere…

Giovanni Vitale