lunedì 26 ottobre 2009

ORA... Legale

Torna l’ORA LEGALE a scandire i nuovi ritmi invernali. Le giornate si accorciano, fa buio prima, psicologicamente fa quasi già più freddo. Ma quest’anno più di altri, probabilmente l’Ora LEGALE sembra essere rimasta l’unica cosa veramente Legale nel nostro paese.

Almeno per quanto riguarda la situazione moral-politica. Ormai la parola moralità è giunta al suo massimo storico di insignificanza, quasi come l’ecosostenibilità. Paroloni concettualmente talmente saturi da ormai non voler significare più alcunché di preciso o identificabile. L’ultima di tante vicende, sulla vita privata di chi è, e si è chiamato ad amministrare la cosa pubblica Italiana, (quella che vede coinvolto il governatore Marrazzo) fa tornare in mente solo negli ultimi mesi: i festini con droga e squillo in alberghi romani UDC, Escort Premier, Esponenti del Pdl e PD coinvolti in feste a luci rosse, ecc. ecc. Due semplici considerazioni; la prima riguarda la linea di difesa che punta a separare la vita privata da quella pubblica, come dire io sono un farabutto ma solo nella vita privata da politico sono un santo sacrificale, o meglio sono un pirata della strada ma quando gareggio in pista sono un vero gentlemen driver. La seconda, quella più certa, è che una cosa davvero trasversale nella politica italiana l’abbiamo trovata il Sesso, contento sarebbe Freud.

venerdì 23 ottobre 2009

AMARA TERRA

Ci riuniamo i 9 affiliati regionali ricevuti, nel suo ufficio, da uno dei 2 consiglieri insulari dell’associazione nazionale. Per incontrarci in modo formale, de visu, escludendo chi è di casa, abbiamo percorso anche più di cento di chilometri, chi vincolato dagli esigui orari dei mezzi pubblici, chi percorrendo strade che, se si escludono alcuni tratti della PA-CT, definire carrozzabili sottintende una visione ottimistica della vita e della concezione che del traffico su ruote continua ad avere la gente del sud; chi , infine, perché assunto un impegno lo si porta avanti!

Il problema è, appunto, il portarlo avanti, se a doverlo fare ci si deve confrontare con un territorio assai vasto e, diciamo, “complesso” come lo è la Terra siciliana. In un territorio con una linea ferroviaria monorotaia, strade perlopiù monocorsia per senso di marcia, esclusi tratti + o – lunghi nei principali tronconi autostradali dove, al più si hanno, ancora e solamente, 2 corsie. Con un parco macchine circolanti cresciuto a dismisura e in modo (sic!) diversamente proporzionale al senso civico autostradale collettivo.

E dire che i 9 presenti non rappresentiamo che una parte limitata del territorio regionale. Difatti si decide agevolmente di rivederci nella zona di Enna, centrale ed abbastanza vicina a tutti: già, perché non c’è nessuno del trapanese, né del girgentino né del ragusano, come del messinese e del sud siracusano! Perché altrimenti si continuerebbe ancora a parlare di percorrere più di cento chilometri in auto.

Ci riuniamo, dicevo, discutiamo un po’ e deliberiamo. Pur essendo nella terra di Reina o forse proprio per quello, non ci scambiamo né un pizzino di carta né una sottolineatura né una firma. In compenso, dato che siamo tutti provvisti dei più raffinati sistemi di telefonia mobile e di collegamenti telematici in larga banda che, sebbene a singhiozzo, musciano funzionare anche da noi, e sottintesa l’influenza A e con essa anche le altre, considerando, inoltre, che pur trovandoci nella terra dei “vasa-vasa” ci siamo già scambiati pochissimi baci e abbracci all’arrivo, decidiamo che tanto, per quello che ci scambiamo lo possiamo, benissimo e con miglioramenti igienico-economici, fare in rete: il che rende procrastinabili gli eventuali incontri ennesi. Quanto ai nostri incontri sociali - eccezzion fatta per quelli a carattere nazionale che è meglio farli al nord che sono attrezzati meglio - seguono la sorte di tutto ciò che è sociale in un territorio in cui la comunicazione non vuole, o continua a non potere, diventare sociale ovvero comunicazione alla gente e non per la gente

Per fare un esempio, uno riesce ad arrivare in auto nel centro di Palermo. Dopo avere attraversato la periferia con i finestrini chiusi per il cattivo odore e aver fatto lunghe code dietro ai compattatori che smaltivano in minima parte i rifiuti accumulati, uno riesce a raggiungere un posteggio a ridosso del Teatro Massimo. Prima di spegnere il motore c’è già accanto il posteggiatore abusivo che cerca di vendergli il biglietto di parcheggio ad ore con un rincaro che né il gestore né tantomeno l’Amministrazione municipale si sognerebbero mai di poter fare, non impunemente almeno! Rincaro che, paradossalmente, si rivela giustificato visto che altrimenti si corre il rischio di acquistare un biglietto dall’edicolante all’angolo della piazzetta fra il Teatro e via Maqueda e metterlo sull’auto parcheggiata alle spalle del Teatro angolo via Volturno: rischia la multa! Nel centro di Palermo ci sono vari gestori che si contendono l’obolo per il parcheggio e spetta all’utente individuare come ed a chi pagare, chiedere in giro è del tutto inutile e, nella maggior parte dei casi, fuorviante. Ora, dato atto a chi la multa non si pone il problema di pagarla in quanto amico di un amico che prima o poi, forse, la può fare togliere, chi invece la multa non vuole prenderla in che razza di contesto comunicativo viene a trovarsi? L’intervento ordinativo del parcheggio, tanto più se a pagamento, e tralasciando gli odori ed il traffico, è indubbiamente un forte approccio comunicativo dall’Amministrazione al cittadino, nel nostro esempio al cittadino ospite , forte perché intimativo come lo erano i ponti medievali in prossimità delle cattedrali: “o paghi o stai fuori”, o paghi e ti attieni alle mia direttiva o ti metti nei guai con ciò che ti sta intorno. A quei tempi l’informazione era a senso unico, dal potere al popolo che rispondeva versando decime: non c’èra comunicazione e, tantomeno, comunicazione sociale, ai potenti interessava solo che le decime arrivassero e che la gente si arrangiasse come poteva… Giovanni Vitale

domenica 18 ottobre 2009

Palermo 2020.it Medaglia d'Oro di velocita web

E’ stata già assegnata la prima medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2020 nella disciplina “corsa del web”. Vincitrice è Palermo, perchè nello stesso giorno in cui il Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e l’Assessore al Turismo e allo Sport, Nino Strano, hanno presentato ufficialmente la candidatura della città siciliana, è stato pubblicato il primo post di palermo2020.it , il sito che seguirà il sogno a 5 cerchi. Mentre su Roma e Venezia capeggia l’undercostruction, qualcosa si sta muovendo in Puglia e silenzio assoluto a Milano. Frutto tempestivo di Serverstudio, azienda siciliana leader nel marketing e comunicazione sul web, partener di Clandestinoweb, il blog informerà su “tutto ciò che ruoterà intorno alla candidatura”. Ma non finisce qui: “In piena filosofia 2.0 chiunque potrà scrivere liberamente la sua” perchè di certo ci sarà molto da raccontare.
L’importante è partecipare? Sì, sul web.

mercoledì 14 ottobre 2009

La Rincorsa di Cammarata

“Bufera su Attilio Romita, il giornalista del Tg1 che presta la propria faccia per lo spazio autogestito del Comune di Palermo in onda su oltre dodici emittenti locali.” Nella trasmissione, Diego Cammarata illustra in “un’intervista”, chiamiamola così, i risultati da lui ottenuti negli ultimi anni di Amministrazione a Palermo. Un’operazione costata oltre 320 mila euro. È chiaro che il sindaco di Palermo sta provando a rincorrere o meglio a rincorrersi per recuperare il crollo di fiducia ormai manifesto in tutta la città.

Molte considerazioni si possono fare su tale operazione: oltre ai costi, oltre 320mila euro di messa in onda… oltre alla questione deontologica di un giornalista di fama nazionale e dipendente della TV Pubblica, di cui si sta occupando l’ordine dei giornalisti, oltre all’ennesima caduta di stile, a mio avviso ne va fatta una di carattere tecnico strategico-comunicativo. Fare un intervista chiaramente pilotata senza alcuna criticità emergente, della serie tutto va bene, cercare la legittimazione con un volto noto della tv, Romita conduce il TG1, con inquadrature strettissime monofacciali da pura propaganda politica, da addetto ai lavori mi permetto di dire che è una delle operazioni di comunicazione più sbagliate che si potesse fare. Questo tipo di cose allontanano dai cittadini, dalla gogna pubblica, se proprio andava fatta, questa farsa, era meglio costruirla meglio. Avere le palle di scendere in piazza raccogliere contributi tra la gente tra i palermitani, un sindaco della gente in mezzo alla gente anche alle critiche ai fischi, affrontare la situazione e spiegarla in mezzo alla gente di Palermo, e non dal bunker di un palazzo istituzionale… e poi alla fine si lavorava sul montaggio….

martedì 13 ottobre 2009

In attesa che il Sindaco cambi...

È proprio così! tutto è fermo, anzi va scivolando progressivamente verso un oscuro baratro, in attesa che il Sindaco di Palermo Diego Cammarata se ne vada…

Ma è proprio su questo se ne vada che ruota la questione. L’On. Cammarata infatti non ha nessuna intenzione di dimettersi, nonostante gli ultimi scandali personali e una città completamente allo sbando: rifiuti e roghi, aziende pubbliche sull’orlo del fallimento, intere zone della città al buio, azzeramenti continui della giunta comunale, rimpasti e mozioni di sfiducia in Consiglio Comunale,

Non se ne va, non se ne va!! E forse non riusciranno a farlo andare via.

Il fatto è che non siamo proprio alla scadenza di mandato, restano ancora oltre due anni buoni, quasi tre… C’è da chiedersi cosa succederà in questo enorme lasso di tempo? Non vi è davvero nessuna formula democratica per far valere tutte le responsabilità di un’Amministrazione durante il corso del proprio mandato? Dove è l’opposizione? E cosa può un opposizione consiliare nei confronti di primo cittadino direttamente eletto dal popolo?

La questione è annosa. Ma il dato di fatto reale è che nella nostra città manca un opinione pubblica, dove è la famigerata società civile, una coscienza civica incarnata da uomini e donne capaci di intervenire e contare sul piano della gestione e amministrazione della cosa pubblica.

lunedì 12 ottobre 2009

I rifiuti... ci mettono le mani in tasca

Oltre la metà dello spazio della pattumiera delle case italiane è occupato da imballaggi: scatole, bottiglie e pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa e che generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40% della spazzatura che si produce ogni anno in Italia. Si tratta dell’effetto congiunto delle strategie di marketing, che puntano molto sulle confezioni per favorire le vendite, anche in considerazione della riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose. Oggi l’agroalimentare è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio che, oltre all’impatto ambientale, ha una incidenza notevole sui prezzi, sia in quanto componente sempre più rilevante del costo del prodotto, sia per il fatto che aumenta il peso da trasportare. Il risultato è che ad esempio, i barattoli etichettati costano più dei fagioli contenuti, le bottiglie più della passata, i brick più del succo di frutta e le scatole più del grano di cui sono fatti i biscotti. Nei fagioli in barattolo la confezione incide per il 26% sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25%, per il succo di frutta in brick al 20% e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10%”. Nella spesa alimentare degli italiani, quindi, gli imballaggi incidono sia sulle tasche che sull’ambiente. Un rimedio possibile è la diffusione di nuove tecnologie distributive come, ad esempio, la vendita di prodotti “alla spina”, promosse anche grazie alle vendite dirette effettuate dai produttori.

giovedì 8 ottobre 2009

Capo di Stato o Statista... bella differenza

Che differenza c’è tra un Capo di Stato e uno Statista?

Proviamo a semplificare: un Capo di Stato è colui che viene scelto dal popolo, che andando democraticamente alle urne gli attribuisce il consenso necessario per ricoprire tale carica. Semplice ecco che nasce un Capo di Stato. Colui che da quel momento detiene le redini di una nazione di un gruppo sociale organizzatosi in Stato. Provvede, Decreta, Programma. Lo Statista che raramente viene alla luce, nasce a volte da un Capo di Stato.

È colui che dimostra capacità eccelse e straordinarie non tanto sull’operatività della macchina governativa, per quello ci dovrebbero essere i Ministri ognuno per le proprie competenze, ma sulla capacità di dare una visione al paese, di unire e non dividere, di avere un proprio status che diventa status dell’itera nazione. È colui che non si scompone mai, non facendo così, mai scomporre il paese. Un uomo che affronta e riesce a prendere decisioni e avviare processi di cambiamento coinvolgendo nel percorso l’intera compagine sociale e politica, senza apostrofarne o etichettarne nessuna.

Colui che si assume tutte le responsabilità mettendosi sempre in discussione e in gioco per il bene del paese, un uomo che non parla mai di se stesso, lasciando agli altri il metro di giudizio sul proprio operato, che auspica di non avere sempre ragione perché la ragione non sempre serve.

martedì 6 ottobre 2009

Mondadori e CIR... c'azzecca Berlusconi

La Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, è stata condannata in primo grado dal giudice di Milano Raimondo Mesiano a risarcire con 749 milioni e 955 mila euro la Cir di Carlo De Benedetti. Il giudizio si riferisce allo scontro per il controllo della casa editrice Mondadori tra l' 89 e il ' 91. La sentenza è immediatamente esecutiva, anche se Fininvest attiverà la procedura che in casi particolari contempla la possibilità per il giudice d' Appello, prima ancora del processo di secondo grado, di accogliere la richiesta di sospendere l' immediata esecutività. De Benedetti: una decisione che rende giustizia . La risposta della Fininvest: sentenza ingiusta, ricorreremo subito in appello. Mondo Politico: Attentato al Premier… Questa importante vicenda, che certamente rappresenta un possibile capovolgimento degli equilibri per il controllo di una importante fetta editoriale e dell’informazione nel nostro paese ormai sta tenendo banco nella battaglia mediatica quasi più della vicenda Escort. Tutte le forze politiche agitano le proprie bandiere chi della giustizia chi dell’attentato politico, si paventano addirittura manifestazioni di piazza… ma il punto e proprio questo: se per la vicenda escort il nostro capo di stato era certamente e fisicamente coinvolto, e perciò che diventi un caso politico ci può stare… non riesco a capire cosa “c’azzecca” la politica con la Fininvest. Perché buona parte della maggioranza di governo è pronta a scendere in piazza per difendere un impresa piuttosto da un’altra? Come dire nel nostro piccolo ambiente palermitano, e come se Grande Migliore perdesse una causa con la Fabbrica delle Idee e la questione andasse a finire in Consiglio Comunale… e che una forza politica piuttosto che un'altra paventasse manifestazioni, interpellanze ecc.Alla “Piazza” sfugge qualcosa… credo che ai nostri lettori no.

lunedì 5 ottobre 2009

Nuove professioni... Energy Manager

La Legge 10 del 1991 ha istituito la figura dell’Energy manager, un esperto nel settore dell’energia che dovrebbe essere inserito nella pianta organica delle pubbliche amministrazioni per gestire razionalmente i consumi energetici. Trascorsi ormai quasi due decenni dalla legge, questo profilo professionale, nella maggior parte dei casi, resta ancora una figura assente. “L’incarico di responsabile per l’energia – si legge in un documento della FIRE, Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia - consiste nella raccolta e nell’analisi dei dati sui consumi energetici e nella promozione dell’uso efficiente dell’energia nella propria struttura, può essere svolto sia da un dipendente, sia da un consulente esterno”. Recenti stime della FIRE aggiornate a fine 2008, in collaborazione col ministero dello Sviluppo economico, testimoniano che esistono in Italia 2650 esperti del settore, ma che sono principalmente collocati nella parte settentrionale del Belpaese. Secondo l’ultimo censimento della Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia, redatto per incarico del ministero dello Sviluppo economico, in Sicilia si sono dotati di questa figura i comuni di Agrigento, Bagheria, Caltagirone, Caltanissetta, Ispica, Gioiosa Jonica, Mazara del Vallo, Palazzolo Acreide, Pozzallo, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, Scicli, Termini Imerese, Tremestieri Etneo, Valverde, Vittoria e le province di Caltanissetta, Palermo, Trapani e Siracusa.
I comuni prima elencati fanno risparmiare ai loro cittadini qualcosa come 8 milioni di euro, una cifra di massima che serve a comprendere come il consulente energetico al massimo delle sue funzionalità giunge all’abbattimento del 30% della spesa energetica annua di un’amministrazione. Secondo quanto riporta Dario Di Santo, direttore della Fire, questa essenziale figura professionale figura nel 10/20% del pubblico, mentre nel privato è ancora più sporadica sia nelle Pmi che nelle grandi imprese.
Per gli enti locali sarebbe un ampliamento di organico immediatamente ammortizzato col risparmio energetico che ne deriverebbe. “La figura professionale – ha precisato Salvo Rametta, Energy manager presso la Provincia regionale di Siracusa dal 2004 al 2008 – permette di fare ottenere grandi risparmi agli enti e alle aziende che assumono, e quindi confermo i dati che circolano sulle riviste del settore che certificano un risparmio fino al 30% della spesa annua per l’energia”.

Secondo dati di massima un comune di 15 mila abitanti spende circa 800mila euro l’anno di spese energetiche, quindi un consulente farebbe risparmiare circa 240 mila euro. Ma forse i tempi non sono ancora maturi per una nuova consapevolezza energetica. “Purtroppo spesso si tratta di una sensibilità energetica sottoforma di spot – ha precisato Michele Sabatino, direttore Apea di Enna - frutto di sollecitazioni esterne o di adempimenti normativi, ma comunque molto improvvisata e inconsapevole. Solo alcuni amministratori pubblici sembrano veramente sensibili ma più per un fatto di cultura personale che di consapevolezza tecnica e politica”. Ma la competenza di un Energy manager diventa imprescindibile anche in rapporto alla gestione di problemi cui spesso un normale ufficio comunale non può sopperire.

“Il lavoro che ha portato maggiori risultati – ha spiegato Salvo Rametta - è stato il recupero di somme che la Provincia negli anni precedenti aveva indebitamente pagato all’Enel per errate fatturazioni, parliamo di diverse decine di migliaia di euro. Sono state anche individuate le utenze per le quali l’Enel faceva e, in alcuni casi fa, pagare all’Ente per il mancato rifasamento delle utenze, 23.000,00 € l’anno, da evitare con un investimento di 30.000,00 circa”.

Nasce Climate Certified

È la Svezia la prima nazione ad utilizzare la nuova certificazione per i prodotti alimentari a basso impatto ambientale. L’etichetta “climate certified” è stata utilizzata per la prima volta da un piccolo produttore di latte a nord di Stoccolma, grazie ad uno scrupoloso utilizzo delle risorse energetiche ed una notevole riduzione nell’utilizzo di fertilizzanti di sintesi a favore del concime naturale per eccellenza: il letame. La nuova certificazione si basa su un protocollo volontario che le aziende dovranno dimostrare di seguire, provando una notevole riduzione delle emissioni di gas serra. “Possiamo garantire solo che sono stati fatti notevoli passi in avanti - ha commentato Anna Richert, della Federazione degli agricoltori svedesi (LRF), responsabile del progetto per gli standard “climate friendly” - con una riduzione delle emissioni complessiva dal 5 al 80%”. L’etichetta “climate certified” potrebbe costituire una nuova opportunità per i consumatori orientati verso scelte di acquisto eco-sostenibili, ma anche una tentazione per quelle aziende che potrebbero sfruttare l’occasione per un po’ di marketing.

sabato 3 ottobre 2009

Soldi Buttati per Grazia Ricevuta

Si fa un gran parlare di razionalizzazione della spesa pubblica, ma se si guarda in giro, specie qui da noi al sud, ci si accorge che a fronte di miriadi di sagre, premi e manifestazioni di ogni genere, i cui costi, se sommati, raggiungono cifre esorbitanti, a fronte di rientri spesso risibili o inesistenti, poco o niente vien fatto per ottimizzarne la resa e per testarne l’efficienza e l’efficacia. Lascia sconcertati il constatare che in un paese come il nostro che dispiega sul territorio una consistente mole di conoscenza e disponibilità, accademica ed imprenditoriale, sulle tecniche e le tematiche della comunicazione e del marketing, non si riesca a fare incontrare queste ultime con le prime. È un dato facilmente accertabile che la stragrande maggioranza delle succitate manifestazioni non dispongano a tutt’oggi né di piani di comunicazione né di piani marketing o, se li hanno, raramente sono professionalmente adeguati. Ora, so bene che solo da pochi anni in qua negli istituti di scienze della comunicazione si studia specificamente come progettarli, ma è altrettanto vero che le conoscenze generali acquisibili in tali istituti abbiano sempre fornito le basi per sviluppare agevolmente tali competenze. Invece continuano a proliferare corsi e stage di pochi giorni o addirittura ore, con i quali si pretenderebbe di fornire tali competenze, corsi che il più delle volte servono appena a mostrare, in realtà, quanto siano complicate tali problematiche. Altrettanto sconsolante è il versante di quegli enti ed istituzioni che benché il più delle volte si configurino più o meno come aziende trascurino o ignorino le competenze di cui andiamo dicendo: il tutto è lasciato al dilettantismo ed all’improvvisazione, e ciò malgrado sia da anni in vigore una legge come la 150 sulla comunicazione che da ogni parte è riconosciuta come un’ottima legge, sebbene perfettibile, qualora si decidesse a mettere in campo strumenti idonei che ne garantissero l’applicazione. E, dunque, continuiamo ad assistere alle velleità di addetti stampa o di altro titolo che continuano a confondere informazione e comunicazione, offerta e strategie di mercato, fra lo scoramento dei professionisti, la delusione degli utenti e lo sperpero di risorse.
Giovanni Vitale

giovedì 1 ottobre 2009

Escort... Giovani Imprenditrici del Sud

Ho trovato molto interessante l’intervista di ieri sera ad Anno Zero di alcune giovani imprenditrici Baresi, “dove essere donna e imprenditrice al sud non è facile” almeno per quanto ripetuto incessantemente da una delle intervistate. Io non ho ben chiaro quale è il ramo di impresa a cui si riferiscono, Escort. Essendo anche io un imprenditore ho provato a documentarmi, ma ne in Confindustria, in Camera di Commercio, ne tanto meno in Confartigianato esiste una categoria che mi abbia chiarito che tipo di impresa il termine Escort identifichi. Faccio appello al mitico google e digito Escort, compare tra i primi link EscortForum . Mi si illumina il viso, “un forum un’associazione, finalmente capirò” il mio maus viaggia veloce sullo schermo e clicca due volte su escort forum…. Pausa. Pensiero “minchia ma queste pulle sono” scusate il linguaggio ma l’ho pensata proprio così.

“La vita è un esperienza così impegnativa e difficile che ognuno a diritto di viverla come vuole e può, io non ho pregiudizi contro nessuno” ha continuato la mia mente. Da imprenditore mi sono allora concentrato sull’aspetto imprenditoriale della vicenda, € 2.000,00 per una cena € 5.000,00 per il dopo cena con dessert guardo nuovamente sul sito, c’è da rifarsi gli occhi comunque, € 300,00 30 minuti, € 600,00 un’ora, ben € 1.500.0,00 per un intero indimenticabile giorno. Se una donna vuole essere imprenditrice di se stessa lo faccia pure, per me viva le donne, ma non le discriminazioni… voglio dire: facendo una media l’imprenditrice donna Escort potrebbe guadagnare fino a 10- 15 mila euro al mese che sono parenti di 150 mila l’anno, bene, viva l’impresa, perché cari lettori il punto non è che queste fanno le prostitute e che lo fanno con i capi di stato e in televisione con dignità da regine, ma dove sono le partite IVA le ricevute, le tasse, le addizionali, l’irpef, ecc. ecc. io se guadagno 150 mila euro oltre il 45% lo devo dare allo stato, perché loro no? E il bello che a quanto pare i loro principali clienti sono uomini di stato. Io non sono scandalizzato di niente, se la televisione pubblica ieri sera ci ha voluto fare scoprire e conoscere delle giovani imprenditrici che ben venga, ma vorrei essere certo che questa mattina negli uffici/abitazione di queste coraggiose ragazze del sud sia già arrivata la guardia di finanza a controllare le rispettive posizioni fiscali e contributive… il vero scandalo è se ciò non avviene.

In Sicilia...non si Pedala

Ben 56.930 biciclette vendute in 4 giorni: è il bilancio degli incentivi promossi dal Ministero dell’Ambiente per l’acquisto di bici e biciclette a pedalata assistita. I 7 milioni e 700 mila euro stanziati hanno innescato acquisti per quasi 22 milioni. La quota media dell’incentivo è stata di 130 euro (il 30% del prezzo) e il costo medio delle bici acquistate di circa 400 euro. 57 mila biciclette, sono un segnale fortissimo ed inequivocabile a favore di uno stile di vita amico dell’ambiente e della salute. Fra le città che hanno risposto meglio agli incentivi in testa vi è Roma con oltre 1.500 bici vendute mentre fra le regioni in testa la Lombardia giunta a quota 11 mila.Resta oscuro come le regioni del sud, la prima la Sicilia in cui 8 mesi all’anno splende il sole siano sempre in coda… anche a questa classifica, del resto la regione d’Italia in cui si producono più gommoni da diporto è il Piemonte… dove non c’è il mare.