lunedì 7 dicembre 2009

Digitale Terrestre... occhio ai rifiuti.

L’introduzione del digitale terrestre per la trasmissione dei programmi televisivi provocherà un notevole incremento della quantità di rifiuti elettronici: parole del Centro di Coordinamento RAEE, l’organismo che raggruppa i Sistemi Collettivi istituiti per la gestione dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
In attesa del decreto attuativo che renderà possibile la consegna delle apparecchiature usate direttamente presso i rivenditori, l’unica alternativa a disposizione degli utenti è la consegna presso le isole o piattaforme ecologiche comunali, con un alto rischio di abbandoni in discariche abusive o conferimento nei normali cassonetti per l’indifferenziata in tutti quei comuni sprovvisti di aree attrezzate.
E anche se nei primi nove mesi del 2009 la raccolta dei RAEE è stata quattro volte di più rispetto allo stesso periodo del 2008, la previsione per il 2010 è di un incremento di 51mila tonnellate di apparecchi usati, quantità che deve essere opportunamente intercettata e ben gestita.
Attualmente i centri i centri di raccolta tv e monitor sparsi su tutto il territorio nazionale e organizzati dal Centro di Coordinamento RAEE sono 2.893. La copertura dei comuni è pari a 5.800 su 8.100 (pari al 71,6%) e i cittadini serviti sono 48 milioni, con grosse differenze a livello regionale: se la copertura è praticamente totale in Emilia Romagna, in altre, specie al Sud, è assolutamente deficitaria e inadeguata.
Il danno ambientale, oltre che economico, sarebbe molto grave, dal momento che da una tv può essere recuperato fino al 96% delle parti che lo costituiscono: fra i principali materiali recuperabili ci sono plastica vetro (48%), (16%), ferro (12%), rame (3%), alluminio (0,4%).

mercoledì 2 dicembre 2009

Fonti Rinnovabili L'italia ci crede

L’utilizzo di fonti di energia rinnovabili in Italia è in piena crescita. Il Gestore dei servizi elettrici (GSE) ha, infatti, annunciato il superamento dei 700 MW installati. I dati sono incoraggianti per tutti i tipi di fonti rinnovabili. La geotermia, lo sfruttamento del calore del sottosuolo per produrre energia elettrica , iniziato nel 1913, oggi fornisce 5,5 miliardi di kWh, prodotti in 27 centrali tutte concentrate nella Toscana centromeridionale, ma è possibile ipotizzare una crescita della produzione fino a 10 miliardi di kWh entro il 2020. Il biogas, soprattutto da rifiuti e attraverso lo sfruttamento di liquami e deiezioni animali provenienti dalla zootecnia, sta vivendo un notevole sviluppo. Basti pensare che, nella sola Lombardia, esistono 50 impianti funzionanti di questo genere, con ben 110 richieste in attesa di approvazione. “Si tratta di impianti – sottolinea Righini, presidente di FIPER (Federazione italiana produttori di energia da fonti rinnovabili) – con taglia fino a un megawatt di potenza, dal costo ognuno di circa 3-4 milioni di euro, che possono diventare un vero e proprio investimento se si pensa che, per i kWh prodotti, è riconosciuto un corrispettivo di 28 centesimi di euro. Ma il vero problema nella diffusione di questi impianti è l’incertezza normativa”. Sviluppo notevole anche nell’idroelettrico, una tra le prime fonti rinnovabili sfruttate in Italia: soltanto nell’alveo del Po sono in funzione circa 890 impianti con una taglia media di oltre 500 kW, mentre il microidroelettrico può trovare spazio su corsi minori soprattutto dove esistano già opere di captazione o traverse esistente, in modo da sfruttare i salti d’acqua che garantiscono la produzione di energia senza modificare ulteriormente l’ambiente.
Qualche problema, invece, per il settore degli impianti per produrre elettricità dal sole. Tutte le associazioni di categoria segnalano ritardi negli allacciamenti che provocano seri danni economici ai privati e alle aziende. Il Governo, oltre a questo, dovrà affrontare anche il problema della revisione delle tariffe incentivanti e le linee guida per l’installazione dei sistemi fotovoltaici.

lunedì 26 ottobre 2009

ORA... Legale

Torna l’ORA LEGALE a scandire i nuovi ritmi invernali. Le giornate si accorciano, fa buio prima, psicologicamente fa quasi già più freddo. Ma quest’anno più di altri, probabilmente l’Ora LEGALE sembra essere rimasta l’unica cosa veramente Legale nel nostro paese.

Almeno per quanto riguarda la situazione moral-politica. Ormai la parola moralità è giunta al suo massimo storico di insignificanza, quasi come l’ecosostenibilità. Paroloni concettualmente talmente saturi da ormai non voler significare più alcunché di preciso o identificabile. L’ultima di tante vicende, sulla vita privata di chi è, e si è chiamato ad amministrare la cosa pubblica Italiana, (quella che vede coinvolto il governatore Marrazzo) fa tornare in mente solo negli ultimi mesi: i festini con droga e squillo in alberghi romani UDC, Escort Premier, Esponenti del Pdl e PD coinvolti in feste a luci rosse, ecc. ecc. Due semplici considerazioni; la prima riguarda la linea di difesa che punta a separare la vita privata da quella pubblica, come dire io sono un farabutto ma solo nella vita privata da politico sono un santo sacrificale, o meglio sono un pirata della strada ma quando gareggio in pista sono un vero gentlemen driver. La seconda, quella più certa, è che una cosa davvero trasversale nella politica italiana l’abbiamo trovata il Sesso, contento sarebbe Freud.

venerdì 23 ottobre 2009

AMARA TERRA

Ci riuniamo i 9 affiliati regionali ricevuti, nel suo ufficio, da uno dei 2 consiglieri insulari dell’associazione nazionale. Per incontrarci in modo formale, de visu, escludendo chi è di casa, abbiamo percorso anche più di cento di chilometri, chi vincolato dagli esigui orari dei mezzi pubblici, chi percorrendo strade che, se si escludono alcuni tratti della PA-CT, definire carrozzabili sottintende una visione ottimistica della vita e della concezione che del traffico su ruote continua ad avere la gente del sud; chi , infine, perché assunto un impegno lo si porta avanti!

Il problema è, appunto, il portarlo avanti, se a doverlo fare ci si deve confrontare con un territorio assai vasto e, diciamo, “complesso” come lo è la Terra siciliana. In un territorio con una linea ferroviaria monorotaia, strade perlopiù monocorsia per senso di marcia, esclusi tratti + o – lunghi nei principali tronconi autostradali dove, al più si hanno, ancora e solamente, 2 corsie. Con un parco macchine circolanti cresciuto a dismisura e in modo (sic!) diversamente proporzionale al senso civico autostradale collettivo.

E dire che i 9 presenti non rappresentiamo che una parte limitata del territorio regionale. Difatti si decide agevolmente di rivederci nella zona di Enna, centrale ed abbastanza vicina a tutti: già, perché non c’è nessuno del trapanese, né del girgentino né del ragusano, come del messinese e del sud siracusano! Perché altrimenti si continuerebbe ancora a parlare di percorrere più di cento chilometri in auto.

Ci riuniamo, dicevo, discutiamo un po’ e deliberiamo. Pur essendo nella terra di Reina o forse proprio per quello, non ci scambiamo né un pizzino di carta né una sottolineatura né una firma. In compenso, dato che siamo tutti provvisti dei più raffinati sistemi di telefonia mobile e di collegamenti telematici in larga banda che, sebbene a singhiozzo, musciano funzionare anche da noi, e sottintesa l’influenza A e con essa anche le altre, considerando, inoltre, che pur trovandoci nella terra dei “vasa-vasa” ci siamo già scambiati pochissimi baci e abbracci all’arrivo, decidiamo che tanto, per quello che ci scambiamo lo possiamo, benissimo e con miglioramenti igienico-economici, fare in rete: il che rende procrastinabili gli eventuali incontri ennesi. Quanto ai nostri incontri sociali - eccezzion fatta per quelli a carattere nazionale che è meglio farli al nord che sono attrezzati meglio - seguono la sorte di tutto ciò che è sociale in un territorio in cui la comunicazione non vuole, o continua a non potere, diventare sociale ovvero comunicazione alla gente e non per la gente

Per fare un esempio, uno riesce ad arrivare in auto nel centro di Palermo. Dopo avere attraversato la periferia con i finestrini chiusi per il cattivo odore e aver fatto lunghe code dietro ai compattatori che smaltivano in minima parte i rifiuti accumulati, uno riesce a raggiungere un posteggio a ridosso del Teatro Massimo. Prima di spegnere il motore c’è già accanto il posteggiatore abusivo che cerca di vendergli il biglietto di parcheggio ad ore con un rincaro che né il gestore né tantomeno l’Amministrazione municipale si sognerebbero mai di poter fare, non impunemente almeno! Rincaro che, paradossalmente, si rivela giustificato visto che altrimenti si corre il rischio di acquistare un biglietto dall’edicolante all’angolo della piazzetta fra il Teatro e via Maqueda e metterlo sull’auto parcheggiata alle spalle del Teatro angolo via Volturno: rischia la multa! Nel centro di Palermo ci sono vari gestori che si contendono l’obolo per il parcheggio e spetta all’utente individuare come ed a chi pagare, chiedere in giro è del tutto inutile e, nella maggior parte dei casi, fuorviante. Ora, dato atto a chi la multa non si pone il problema di pagarla in quanto amico di un amico che prima o poi, forse, la può fare togliere, chi invece la multa non vuole prenderla in che razza di contesto comunicativo viene a trovarsi? L’intervento ordinativo del parcheggio, tanto più se a pagamento, e tralasciando gli odori ed il traffico, è indubbiamente un forte approccio comunicativo dall’Amministrazione al cittadino, nel nostro esempio al cittadino ospite , forte perché intimativo come lo erano i ponti medievali in prossimità delle cattedrali: “o paghi o stai fuori”, o paghi e ti attieni alle mia direttiva o ti metti nei guai con ciò che ti sta intorno. A quei tempi l’informazione era a senso unico, dal potere al popolo che rispondeva versando decime: non c’èra comunicazione e, tantomeno, comunicazione sociale, ai potenti interessava solo che le decime arrivassero e che la gente si arrangiasse come poteva… Giovanni Vitale

domenica 18 ottobre 2009

Palermo 2020.it Medaglia d'Oro di velocita web

E’ stata già assegnata la prima medaglia d’oro alle Olimpiadi del 2020 nella disciplina “corsa del web”. Vincitrice è Palermo, perchè nello stesso giorno in cui il Presidente della Regione Siciliana, Raffaele Lombardo, e l’Assessore al Turismo e allo Sport, Nino Strano, hanno presentato ufficialmente la candidatura della città siciliana, è stato pubblicato il primo post di palermo2020.it , il sito che seguirà il sogno a 5 cerchi. Mentre su Roma e Venezia capeggia l’undercostruction, qualcosa si sta muovendo in Puglia e silenzio assoluto a Milano. Frutto tempestivo di Serverstudio, azienda siciliana leader nel marketing e comunicazione sul web, partener di Clandestinoweb, il blog informerà su “tutto ciò che ruoterà intorno alla candidatura”. Ma non finisce qui: “In piena filosofia 2.0 chiunque potrà scrivere liberamente la sua” perchè di certo ci sarà molto da raccontare.
L’importante è partecipare? Sì, sul web.

mercoledì 14 ottobre 2009

La Rincorsa di Cammarata

“Bufera su Attilio Romita, il giornalista del Tg1 che presta la propria faccia per lo spazio autogestito del Comune di Palermo in onda su oltre dodici emittenti locali.” Nella trasmissione, Diego Cammarata illustra in “un’intervista”, chiamiamola così, i risultati da lui ottenuti negli ultimi anni di Amministrazione a Palermo. Un’operazione costata oltre 320 mila euro. È chiaro che il sindaco di Palermo sta provando a rincorrere o meglio a rincorrersi per recuperare il crollo di fiducia ormai manifesto in tutta la città.

Molte considerazioni si possono fare su tale operazione: oltre ai costi, oltre 320mila euro di messa in onda… oltre alla questione deontologica di un giornalista di fama nazionale e dipendente della TV Pubblica, di cui si sta occupando l’ordine dei giornalisti, oltre all’ennesima caduta di stile, a mio avviso ne va fatta una di carattere tecnico strategico-comunicativo. Fare un intervista chiaramente pilotata senza alcuna criticità emergente, della serie tutto va bene, cercare la legittimazione con un volto noto della tv, Romita conduce il TG1, con inquadrature strettissime monofacciali da pura propaganda politica, da addetto ai lavori mi permetto di dire che è una delle operazioni di comunicazione più sbagliate che si potesse fare. Questo tipo di cose allontanano dai cittadini, dalla gogna pubblica, se proprio andava fatta, questa farsa, era meglio costruirla meglio. Avere le palle di scendere in piazza raccogliere contributi tra la gente tra i palermitani, un sindaco della gente in mezzo alla gente anche alle critiche ai fischi, affrontare la situazione e spiegarla in mezzo alla gente di Palermo, e non dal bunker di un palazzo istituzionale… e poi alla fine si lavorava sul montaggio….

martedì 13 ottobre 2009

In attesa che il Sindaco cambi...

È proprio così! tutto è fermo, anzi va scivolando progressivamente verso un oscuro baratro, in attesa che il Sindaco di Palermo Diego Cammarata se ne vada…

Ma è proprio su questo se ne vada che ruota la questione. L’On. Cammarata infatti non ha nessuna intenzione di dimettersi, nonostante gli ultimi scandali personali e una città completamente allo sbando: rifiuti e roghi, aziende pubbliche sull’orlo del fallimento, intere zone della città al buio, azzeramenti continui della giunta comunale, rimpasti e mozioni di sfiducia in Consiglio Comunale,

Non se ne va, non se ne va!! E forse non riusciranno a farlo andare via.

Il fatto è che non siamo proprio alla scadenza di mandato, restano ancora oltre due anni buoni, quasi tre… C’è da chiedersi cosa succederà in questo enorme lasso di tempo? Non vi è davvero nessuna formula democratica per far valere tutte le responsabilità di un’Amministrazione durante il corso del proprio mandato? Dove è l’opposizione? E cosa può un opposizione consiliare nei confronti di primo cittadino direttamente eletto dal popolo?

La questione è annosa. Ma il dato di fatto reale è che nella nostra città manca un opinione pubblica, dove è la famigerata società civile, una coscienza civica incarnata da uomini e donne capaci di intervenire e contare sul piano della gestione e amministrazione della cosa pubblica.

lunedì 12 ottobre 2009

I rifiuti... ci mettono le mani in tasca

Oltre la metà dello spazio della pattumiera delle case italiane è occupato da imballaggi: scatole, bottiglie e pacchi con i quali sono confezionati i prodotti della spesa e che generano complessivamente 12 milioni di tonnellate di rifiuti, il 40% della spazzatura che si produce ogni anno in Italia. Si tratta dell’effetto congiunto delle strategie di marketing, che puntano molto sulle confezioni per favorire le vendite, anche in considerazione della riduzione dei formati a favore dei single e delle famiglie sempre meno numerose. Oggi l’agroalimentare è il maggior responsabile della produzione di rifiuti da imballaggio che, oltre all’impatto ambientale, ha una incidenza notevole sui prezzi, sia in quanto componente sempre più rilevante del costo del prodotto, sia per il fatto che aumenta il peso da trasportare. Il risultato è che ad esempio, i barattoli etichettati costano più dei fagioli contenuti, le bottiglie più della passata, i brick più del succo di frutta e le scatole più del grano di cui sono fatti i biscotti. Nei fagioli in barattolo la confezione incide per il 26% sul prezzo industriale di vendita, mentre per la passata in bottiglia da 700 grammi si arriva al 25%, per il succo di frutta in brick al 20% e per il latte in bottiglia di plastica sopra il 10%”. Nella spesa alimentare degli italiani, quindi, gli imballaggi incidono sia sulle tasche che sull’ambiente. Un rimedio possibile è la diffusione di nuove tecnologie distributive come, ad esempio, la vendita di prodotti “alla spina”, promosse anche grazie alle vendite dirette effettuate dai produttori.

giovedì 8 ottobre 2009

Capo di Stato o Statista... bella differenza

Che differenza c’è tra un Capo di Stato e uno Statista?

Proviamo a semplificare: un Capo di Stato è colui che viene scelto dal popolo, che andando democraticamente alle urne gli attribuisce il consenso necessario per ricoprire tale carica. Semplice ecco che nasce un Capo di Stato. Colui che da quel momento detiene le redini di una nazione di un gruppo sociale organizzatosi in Stato. Provvede, Decreta, Programma. Lo Statista che raramente viene alla luce, nasce a volte da un Capo di Stato.

È colui che dimostra capacità eccelse e straordinarie non tanto sull’operatività della macchina governativa, per quello ci dovrebbero essere i Ministri ognuno per le proprie competenze, ma sulla capacità di dare una visione al paese, di unire e non dividere, di avere un proprio status che diventa status dell’itera nazione. È colui che non si scompone mai, non facendo così, mai scomporre il paese. Un uomo che affronta e riesce a prendere decisioni e avviare processi di cambiamento coinvolgendo nel percorso l’intera compagine sociale e politica, senza apostrofarne o etichettarne nessuna.

Colui che si assume tutte le responsabilità mettendosi sempre in discussione e in gioco per il bene del paese, un uomo che non parla mai di se stesso, lasciando agli altri il metro di giudizio sul proprio operato, che auspica di non avere sempre ragione perché la ragione non sempre serve.

martedì 6 ottobre 2009

Mondadori e CIR... c'azzecca Berlusconi

La Fininvest, holding della famiglia Berlusconi, è stata condannata in primo grado dal giudice di Milano Raimondo Mesiano a risarcire con 749 milioni e 955 mila euro la Cir di Carlo De Benedetti. Il giudizio si riferisce allo scontro per il controllo della casa editrice Mondadori tra l' 89 e il ' 91. La sentenza è immediatamente esecutiva, anche se Fininvest attiverà la procedura che in casi particolari contempla la possibilità per il giudice d' Appello, prima ancora del processo di secondo grado, di accogliere la richiesta di sospendere l' immediata esecutività. De Benedetti: una decisione che rende giustizia . La risposta della Fininvest: sentenza ingiusta, ricorreremo subito in appello. Mondo Politico: Attentato al Premier… Questa importante vicenda, che certamente rappresenta un possibile capovolgimento degli equilibri per il controllo di una importante fetta editoriale e dell’informazione nel nostro paese ormai sta tenendo banco nella battaglia mediatica quasi più della vicenda Escort. Tutte le forze politiche agitano le proprie bandiere chi della giustizia chi dell’attentato politico, si paventano addirittura manifestazioni di piazza… ma il punto e proprio questo: se per la vicenda escort il nostro capo di stato era certamente e fisicamente coinvolto, e perciò che diventi un caso politico ci può stare… non riesco a capire cosa “c’azzecca” la politica con la Fininvest. Perché buona parte della maggioranza di governo è pronta a scendere in piazza per difendere un impresa piuttosto da un’altra? Come dire nel nostro piccolo ambiente palermitano, e come se Grande Migliore perdesse una causa con la Fabbrica delle Idee e la questione andasse a finire in Consiglio Comunale… e che una forza politica piuttosto che un'altra paventasse manifestazioni, interpellanze ecc.Alla “Piazza” sfugge qualcosa… credo che ai nostri lettori no.

lunedì 5 ottobre 2009

Nuove professioni... Energy Manager

La Legge 10 del 1991 ha istituito la figura dell’Energy manager, un esperto nel settore dell’energia che dovrebbe essere inserito nella pianta organica delle pubbliche amministrazioni per gestire razionalmente i consumi energetici. Trascorsi ormai quasi due decenni dalla legge, questo profilo professionale, nella maggior parte dei casi, resta ancora una figura assente. “L’incarico di responsabile per l’energia – si legge in un documento della FIRE, Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia - consiste nella raccolta e nell’analisi dei dati sui consumi energetici e nella promozione dell’uso efficiente dell’energia nella propria struttura, può essere svolto sia da un dipendente, sia da un consulente esterno”. Recenti stime della FIRE aggiornate a fine 2008, in collaborazione col ministero dello Sviluppo economico, testimoniano che esistono in Italia 2650 esperti del settore, ma che sono principalmente collocati nella parte settentrionale del Belpaese. Secondo l’ultimo censimento della Federazione Italiana per l’Uso Razionale dell’Energia, redatto per incarico del ministero dello Sviluppo economico, in Sicilia si sono dotati di questa figura i comuni di Agrigento, Bagheria, Caltagirone, Caltanissetta, Ispica, Gioiosa Jonica, Mazara del Vallo, Palazzolo Acreide, Pozzallo, San Giovanni La Punta, San Gregorio di Catania, Scicli, Termini Imerese, Tremestieri Etneo, Valverde, Vittoria e le province di Caltanissetta, Palermo, Trapani e Siracusa.
I comuni prima elencati fanno risparmiare ai loro cittadini qualcosa come 8 milioni di euro, una cifra di massima che serve a comprendere come il consulente energetico al massimo delle sue funzionalità giunge all’abbattimento del 30% della spesa energetica annua di un’amministrazione. Secondo quanto riporta Dario Di Santo, direttore della Fire, questa essenziale figura professionale figura nel 10/20% del pubblico, mentre nel privato è ancora più sporadica sia nelle Pmi che nelle grandi imprese.
Per gli enti locali sarebbe un ampliamento di organico immediatamente ammortizzato col risparmio energetico che ne deriverebbe. “La figura professionale – ha precisato Salvo Rametta, Energy manager presso la Provincia regionale di Siracusa dal 2004 al 2008 – permette di fare ottenere grandi risparmi agli enti e alle aziende che assumono, e quindi confermo i dati che circolano sulle riviste del settore che certificano un risparmio fino al 30% della spesa annua per l’energia”.

Secondo dati di massima un comune di 15 mila abitanti spende circa 800mila euro l’anno di spese energetiche, quindi un consulente farebbe risparmiare circa 240 mila euro. Ma forse i tempi non sono ancora maturi per una nuova consapevolezza energetica. “Purtroppo spesso si tratta di una sensibilità energetica sottoforma di spot – ha precisato Michele Sabatino, direttore Apea di Enna - frutto di sollecitazioni esterne o di adempimenti normativi, ma comunque molto improvvisata e inconsapevole. Solo alcuni amministratori pubblici sembrano veramente sensibili ma più per un fatto di cultura personale che di consapevolezza tecnica e politica”. Ma la competenza di un Energy manager diventa imprescindibile anche in rapporto alla gestione di problemi cui spesso un normale ufficio comunale non può sopperire.

“Il lavoro che ha portato maggiori risultati – ha spiegato Salvo Rametta - è stato il recupero di somme che la Provincia negli anni precedenti aveva indebitamente pagato all’Enel per errate fatturazioni, parliamo di diverse decine di migliaia di euro. Sono state anche individuate le utenze per le quali l’Enel faceva e, in alcuni casi fa, pagare all’Ente per il mancato rifasamento delle utenze, 23.000,00 € l’anno, da evitare con un investimento di 30.000,00 circa”.

Nasce Climate Certified

È la Svezia la prima nazione ad utilizzare la nuova certificazione per i prodotti alimentari a basso impatto ambientale. L’etichetta “climate certified” è stata utilizzata per la prima volta da un piccolo produttore di latte a nord di Stoccolma, grazie ad uno scrupoloso utilizzo delle risorse energetiche ed una notevole riduzione nell’utilizzo di fertilizzanti di sintesi a favore del concime naturale per eccellenza: il letame. La nuova certificazione si basa su un protocollo volontario che le aziende dovranno dimostrare di seguire, provando una notevole riduzione delle emissioni di gas serra. “Possiamo garantire solo che sono stati fatti notevoli passi in avanti - ha commentato Anna Richert, della Federazione degli agricoltori svedesi (LRF), responsabile del progetto per gli standard “climate friendly” - con una riduzione delle emissioni complessiva dal 5 al 80%”. L’etichetta “climate certified” potrebbe costituire una nuova opportunità per i consumatori orientati verso scelte di acquisto eco-sostenibili, ma anche una tentazione per quelle aziende che potrebbero sfruttare l’occasione per un po’ di marketing.

sabato 3 ottobre 2009

Soldi Buttati per Grazia Ricevuta

Si fa un gran parlare di razionalizzazione della spesa pubblica, ma se si guarda in giro, specie qui da noi al sud, ci si accorge che a fronte di miriadi di sagre, premi e manifestazioni di ogni genere, i cui costi, se sommati, raggiungono cifre esorbitanti, a fronte di rientri spesso risibili o inesistenti, poco o niente vien fatto per ottimizzarne la resa e per testarne l’efficienza e l’efficacia. Lascia sconcertati il constatare che in un paese come il nostro che dispiega sul territorio una consistente mole di conoscenza e disponibilità, accademica ed imprenditoriale, sulle tecniche e le tematiche della comunicazione e del marketing, non si riesca a fare incontrare queste ultime con le prime. È un dato facilmente accertabile che la stragrande maggioranza delle succitate manifestazioni non dispongano a tutt’oggi né di piani di comunicazione né di piani marketing o, se li hanno, raramente sono professionalmente adeguati. Ora, so bene che solo da pochi anni in qua negli istituti di scienze della comunicazione si studia specificamente come progettarli, ma è altrettanto vero che le conoscenze generali acquisibili in tali istituti abbiano sempre fornito le basi per sviluppare agevolmente tali competenze. Invece continuano a proliferare corsi e stage di pochi giorni o addirittura ore, con i quali si pretenderebbe di fornire tali competenze, corsi che il più delle volte servono appena a mostrare, in realtà, quanto siano complicate tali problematiche. Altrettanto sconsolante è il versante di quegli enti ed istituzioni che benché il più delle volte si configurino più o meno come aziende trascurino o ignorino le competenze di cui andiamo dicendo: il tutto è lasciato al dilettantismo ed all’improvvisazione, e ciò malgrado sia da anni in vigore una legge come la 150 sulla comunicazione che da ogni parte è riconosciuta come un’ottima legge, sebbene perfettibile, qualora si decidesse a mettere in campo strumenti idonei che ne garantissero l’applicazione. E, dunque, continuiamo ad assistere alle velleità di addetti stampa o di altro titolo che continuano a confondere informazione e comunicazione, offerta e strategie di mercato, fra lo scoramento dei professionisti, la delusione degli utenti e lo sperpero di risorse.
Giovanni Vitale

giovedì 1 ottobre 2009

Escort... Giovani Imprenditrici del Sud

Ho trovato molto interessante l’intervista di ieri sera ad Anno Zero di alcune giovani imprenditrici Baresi, “dove essere donna e imprenditrice al sud non è facile” almeno per quanto ripetuto incessantemente da una delle intervistate. Io non ho ben chiaro quale è il ramo di impresa a cui si riferiscono, Escort. Essendo anche io un imprenditore ho provato a documentarmi, ma ne in Confindustria, in Camera di Commercio, ne tanto meno in Confartigianato esiste una categoria che mi abbia chiarito che tipo di impresa il termine Escort identifichi. Faccio appello al mitico google e digito Escort, compare tra i primi link EscortForum . Mi si illumina il viso, “un forum un’associazione, finalmente capirò” il mio maus viaggia veloce sullo schermo e clicca due volte su escort forum…. Pausa. Pensiero “minchia ma queste pulle sono” scusate il linguaggio ma l’ho pensata proprio così.

“La vita è un esperienza così impegnativa e difficile che ognuno a diritto di viverla come vuole e può, io non ho pregiudizi contro nessuno” ha continuato la mia mente. Da imprenditore mi sono allora concentrato sull’aspetto imprenditoriale della vicenda, € 2.000,00 per una cena € 5.000,00 per il dopo cena con dessert guardo nuovamente sul sito, c’è da rifarsi gli occhi comunque, € 300,00 30 minuti, € 600,00 un’ora, ben € 1.500.0,00 per un intero indimenticabile giorno. Se una donna vuole essere imprenditrice di se stessa lo faccia pure, per me viva le donne, ma non le discriminazioni… voglio dire: facendo una media l’imprenditrice donna Escort potrebbe guadagnare fino a 10- 15 mila euro al mese che sono parenti di 150 mila l’anno, bene, viva l’impresa, perché cari lettori il punto non è che queste fanno le prostitute e che lo fanno con i capi di stato e in televisione con dignità da regine, ma dove sono le partite IVA le ricevute, le tasse, le addizionali, l’irpef, ecc. ecc. io se guadagno 150 mila euro oltre il 45% lo devo dare allo stato, perché loro no? E il bello che a quanto pare i loro principali clienti sono uomini di stato. Io non sono scandalizzato di niente, se la televisione pubblica ieri sera ci ha voluto fare scoprire e conoscere delle giovani imprenditrici che ben venga, ma vorrei essere certo che questa mattina negli uffici/abitazione di queste coraggiose ragazze del sud sia già arrivata la guardia di finanza a controllare le rispettive posizioni fiscali e contributive… il vero scandalo è se ciò non avviene.

In Sicilia...non si Pedala

Ben 56.930 biciclette vendute in 4 giorni: è il bilancio degli incentivi promossi dal Ministero dell’Ambiente per l’acquisto di bici e biciclette a pedalata assistita. I 7 milioni e 700 mila euro stanziati hanno innescato acquisti per quasi 22 milioni. La quota media dell’incentivo è stata di 130 euro (il 30% del prezzo) e il costo medio delle bici acquistate di circa 400 euro. 57 mila biciclette, sono un segnale fortissimo ed inequivocabile a favore di uno stile di vita amico dell’ambiente e della salute. Fra le città che hanno risposto meglio agli incentivi in testa vi è Roma con oltre 1.500 bici vendute mentre fra le regioni in testa la Lombardia giunta a quota 11 mila.Resta oscuro come le regioni del sud, la prima la Sicilia in cui 8 mesi all’anno splende il sole siano sempre in coda… anche a questa classifica, del resto la regione d’Italia in cui si producono più gommoni da diporto è il Piemonte… dove non c’è il mare.

mercoledì 30 settembre 2009

Lo Scudo... di Tremonti

È sempre straordinario vedere come in Italia ogni illegalità conosca sempre un rimedio… mai una “punizione”, come dire un segnale di fermezza educativa, il semplice schiaffo dato al fanciullo per rendergli fisicamente percepibile il monito che rammenti come una società può definirsi realmente tale solo se in essa esistono delle regole valide per tutti e a tutela di tutti, schiaffo che possa diniegare il concetto che per i furbi c’è sempre una scappatoia. Ben si inquadra nel nostro sistema Paese l’ultimo salvacondotto per i furbi, il c.d. Scudo Fiscale per il rientro dei capitali all’estero, oggi stimato in circa 300 miliardi.

Ma questo non è il dato più scandalizzante, quello che stupisce sono le dichiarazioni del Ministro dell’Economia Giulio Tremonti: “tale provvedimento non sarà un paracadute per i capitali disonesti”.

C’è da chiedersi… cosa il ministro volesse dire con tale affermazione, visto che portare capitali all’estero è già un atto illegale, anche perché chi non lo fa se li vede tassare con aliquote anche superiori al 40%. Ci risiamo, per chi compie atti illeciti la legge ha sempre un occhio di riguardo, per gli onesti ci sono solo le leggi da applicare…

Lo scudo, caro Ministro, andrebbe messo a protezione di chi la legge la rispetta e non dinnanzi a chi la elude. Uno stato serio, per quanto riguarda la migrazione illecita di capitale all’estero, al massimo avrebbe dovuto dire a tali delinquenti: “riportate i capitali in Italia, costituitevi, li tassiamo ben benino però non VI ARRESTIAMO.

martedì 29 settembre 2009

Prima la Cura... e poi la Malattia

La tutela della salute e l’adeguatezza delle cure per chi si trova in uno stato di degenza fisica, restano i parametri di maggior riferimento per quanto concerne il nostro stato di evoluzione sociale. La capacità di prevenire l’insorgere delle malattie, curare e assistere chi è malato è un indice di assoluta veridicità sulla capacità organizzativa del nostro sistema sociale. A questa quanto sperata tanto banale considerazione è interessante accostare due dati : il primo è che nel mondo 4 milioni di persone muoiono ogni anno di Polmonite, 2,8 di ADS, 1,8 di Diarrea 1,7 di Tubercolosi e circa 1,5 di Malaria; il secondo e che dal punto di vista farmacologico è il Lipitor il farmaco più vendutocon ben 11 miliardi di dollari, segue lo Zocor ben 6 miliardi di dollari e lo Ziprexa 5 miliardi, soltanto che i primi due farmaci non servono a curare ne polmonite ne ADS tanto meno la tubercolosi ma sono semblici inibitori del colesterolo, e anche il terzo non cura certo la malaria o la diarrea ma è un blando antidepressivo. Vedremo nel 2009 quanti saranno i miliardi di dollari spesi per le vaccinazioni della nuova influenza suina e quanti i malati reali…
Il fatto che ci dovrebbe fare riflettere attentamente e che da qualche anno c’è la tendenza a trovare prima la cura della malattia, visto che la prima si conta in milioni di dollari la seconda in milioni di morti.

lunedì 28 settembre 2009

La Vecchia cara politica...

Ormai da quasi una quindicina di anni, occupandomi di Comunicazione Pubblica Istituzionale, mi capita di interagire o meglio interloquire con l’apparato amministrativo e politico della nostra regione. Se prima questo accadeva quasi quotidianamente per la verità negli ultimi anni la periodicità si era molto allentata, nell’ultimo mese ho voluto, dovuto, fare un tuffo nel passato… ed ecco che mi sono ritrovato nella mai dimenticata giostra di appuntamenti, segretarie, interminabili sale d’attesa, salottini, anticamere ecc. È straordinario notare come nell’ultimo quindicennio, non solo la maggior parte delle facce non sia cambiata, o meglio molti degli assessori o alti burocrati si, ma per quanto concerne la multiformità dei componenti delle famigerate segreterie, sia esse politiche che tecniche ho ritrovato anche inaspettatamente i soliti “vecchi amici”. Son Tutti Li! Sempre gli stessi forse un poco più invecchiati e riciclati.

Ma quello che mi ha veramente stupito di più, è l’assoluta identicità del linguaggio da c.d. sala d’aspetto. I classici evergreen non muoiono mai: Amico mio, come stai non ti sei fatto più sentire…. Vediamoci anche per un cafè…….. non ti preoccupare ci parlo io…… vieni entra aspetta nella mia stanza…….. eh mai hai visto il casino che sta succedendo…….. io sono a Palermo quando vuoi ci vediamo al bar……. E... lo so parlare con quello non è facile, fallo chiamare da….. e poi fammi sapere mi raccomando, ecc. ecc.

Come dire l’antitesi dell’Ufficio Relazioni con il Pubblico, cioè il luogo in cui un qualsiasi cittadino dovrebbe potere interagire con chiarezza e trasparenza con politici, amministrativi, segretari e altro, che continuano invece a restare alla portata di pochi.

Vedremo tra altri quindici anni.

giovedì 24 settembre 2009

TORNA LA PIAZZA

Bhe ci risiamo, da lunedì ricomincia la discussione su questo luogo tanto virtuale quanto denominato materiale"Tutti in Piazza" lo scopo sarà sempre lo stesso, raccontare e dare voce a tutto ciò che è immaginario collettivo; a tutte quelle verìtà poco fondate ma che animano i commenti e le discussioni in tutti i luoghi d'incontro della nostra città e non solo. Sono e saranno le voci di piazza, i commenti da bancone al bar, da fermata dell'autobus, da sala d'attesa ecc. che ci racconteranno le proprie personalissime VERITA'.
A Lunedì.

mercoledì 5 agosto 2009

Questo Blog Va al MARE... come è profondo il Mare

Questo Blog ringraziando gli oltre 5.000 lettori, va in VACANZA, anzi va AL MARE…. ci rivediamo a settembre, mondo permettendo.

Siamo noi siamo in tanti ci nascondiamo di notte per paura degli automobilisti, siamo i gatti neri siamo pessimisti, siamo i cattivi pensieri e non abbiamo da mangiare, come è profondo il mare.

Babbo che eri un grande cacciatore di quaglie e di fagiani, caccia vie queste mosche che non mi fanno dormire che mi fanno arrabbiare, come è profondo il mare. È inutile non c’è più lavoro, non c’è più decoro Dio o chi per lui sta cercando di dividerci di farci del male di farci annegare, come è profondo il mare. Con la forza di un ricatto l’uomo divento qualcuno, resuscitò anche i morti spalancò prigioni, blocco sei treni con relativi vagoni, innalzo per un attimo il povero al difficile ruolo da mantenere e poi lo lasciò cadere a piangere e ad urlare solo in mezzo al mare, come è profondo il mare. Poi l’urlo diventò un tamburo e il povero come un lampo nel cielo inizio una guerra per conquistare per conquistare quello schermo di terra che il suo cuore voleva coltivare, ma la terra gli fu portata via compresa quella rimasta a dosso e fu sacramentato in un fosso, come è profondo il mare. Poi un mistico forse un aviatore inventò la commozione che rimise d’accordo tutti i belli con i brutti con qualche danno per i brutti che si videro consegnare uno specchio per potersi guardare, Come è profondo il mare. È chiaro che il pensiero da fastidio anche se chi pensa è muto come un pesce, certo che chi comanda non è disposto a fare distinzioni poetiche il pensiero come l’oceano non lo puoi bloccare non lo puoi recintare…. Ci stanno uccidendo il mare.

Lucio Dalla

martedì 28 luglio 2009

Il Partito del Sud... l'analisi di Luigi Crespi

28 lug. - Il partito del Sud è “un’iniziativa lodevole” ma c’è stato “un problema di comunicazione”, perché “pensare che a gestire i fondi Fas saranno gli stessi amministratori al potere ora” è un’ipotesi che “fa rabbrividire i meridionali”. I quali, “sfiduciati dalla politica”, non avranno un vero cambiamento senza “una rivoluzione culturale copernicana”.

Luigi Crespi, sondaggista e analista politico, ha spiegato al VELINO la sua idea sul partito del Sud e le direttrici secondo cui potrebbe svilupparsi. A partire da un dato di fatto: a Sud ci sono margini di manovra, a patto che “a un’operazione politica ben strutturata corrisponda una comunicazione altrettanto specifica”.

“Alle elezioni europee – ha osservato il sondaggista - alla perdita di voti del Pdl non è corrisposto un aumento a favore di altri partiti. È calato il Pdl, ma non è cresciuto l’Mpa. Il Pd è al minimo storico. Al Sud è in corso un abbandono della politica. Gli attuali partiti, evidentemente, non sono in grado di dare risposte ai cittadini”. Perciò “chi saprà fare proposte valide al Sud ne ricaverà un vantaggio”.

Anche perché nel Mezzogiorno “esiste un deficit di fiducia sia nella politica che nei dirigenti” che essa esprime: “Oltre l’80 per cento dei meridionali – ha sottolineato Crespi - non ha fiducia nei politici, e la questione è trasversale a tutti i partiti. Un’opzione per ridare fiducia avrebbe quindi un senso”.

L’iniziativa del partito del Sud, di per sé “lodevole”, ha registrato “errori nella comunicazione”, a partire dall’uso mediatico dei fondi Fas.

“Non sono conosciuti dalla maggioranza dei meridionali e comunque l’idea che tali fondi siano gestiti dagli stessi politici, come ad esempio Bassolino, fa rabbrividire i cittadini. Deve esserci un rinnovamento della classe dirigente”.

Crespi ha ricordato che “il motivo per cui la gente al Sud sceglie di votare un partito” è spesso quello che “volgarmente viene definito clientelismo. Il rapporto diretto di convenienza – ha evidenziato - fa sì che i cittadini votino un candidato senza credere nell’opzione politica”.

Crespi non ha dubbi: “Non può esserci un cambiamento senza un moto di ribellione, una rivoluzione di linguaggio, culturale, copernicana nel Mezzogiorno”. Che, ha aggiunto, “ha bisogno di una richiesta politica sostanziata”, a cui i fondi Fas non possono rispondere. “Il ritorno della parola orgoglio al Sud”, secondo Crespi, potrebbe essere un minimo comun denominatore. Ma l’analista ha anche pragmaticamente messo in luce come manchi, anche a livello comunicativo, un’idea chiara di progetto del partito del Sud: “È un qualcosa che non si capisce. Cioè è l’idea di Lombardo, che includerà anche Bassolino e Loiero? Non credo che sia una operazione valida nel Mezzogiorno. O è il progetto che vogliono i colonnelli di An, un partito federato al Sud, una sorta di modello alla catalana? Oppure è quello di Miccichè, che non abbiamo ancora ben capito?”. Crespi ha smentito di essere “lo spin doctor” di questa operazione, anche perché “non c’è un soggetto con il quale farla”. “Il mio legame con Miccichè – ha affermato il sondaggista - è personale e sono d’accordo con le sue intuizioni e istanze politiche, ma sul partito del Sud non trovo un riscontro nella comunicazione mediatica”.

Anzi, l’istanza di Miccichè “in termini di comunicazione ha portato vantaggi alla Lega (che è tuttora una realtà provinciale e non è neanche maggioranza al nord) e a Lombardo. Non mi sembra sia questo il modo di partire dal punto giusto”.

Al Sud occorre, ha concluso, “una rivoluzione ‘liberale e liberante’. Senza questi due fattori, non si va da nessuna parte”. (Velino)


lunedì 27 luglio 2009

Verità, ragione, storia e cervelli in una vasca.

Miccichè e Cuffaro ci dicono di volere solo il bene dei siciliani e che ciò giustifica le intenzioni e le azioni politiche di entrambi. Se non ché, differendo le modalità perseguite dai due, ci si pone il problema di stabilire chi di essi dica la verità e se questa, eventualmente, sia già contenuta nelle loro intenzioni! A ben vedere è alquanto problematico stabilire cosa sia effettivamente la “verità”. Anche a scorrere superficialmente la letteratura sull’argomento ci si accorge facilmente di come essa sia inestricabilmente vincolata dalle teorie semantiche soggiacenti. Il punto si sposta, dunque, nel cercare di stabilire da quale base epistemologica si voglia muovere l’analisi per impostare un ragionamento che possa condurci ad elaborare una nozione di verità che, se non proprio assoluta, sia almeno coerente e, dunque, razionalmente accettabile. Effettivamente tale questione ha infiammato i dibattiti dei filosofi di ogni tempo, finendo col separare, almeno in tempi relativamente recenti, i fenomenologi, che distinguono i fatti e la percezione che abbiamo di essi, dai realisti, per i quali la nostra concezione del “significato” condiziona ciò che percepiamo come “fatti” (perfino il “riferimento” alla sostanza delle cose) e, conseguentemente, ogni storia che potremo raccontare su di essi. Non volendo impelagarsi nelle dispute specialistiche accennate, ci si può attenere alla considerazione che se si accetta che vi sono dei “fatti” che esulano dalla nostra considerazione, resta una mera realtà su cui è possibile sviluppare un materialismo che ne determina la visione storica e dunque una verità univoca; se invece si riconosce che la realtà è condizionata e/o persino costituita da chi la osserva, allora ogni interpretazione rimane relativa a chi racconta la storia, sia che egli si consideri più o meno pragmatico e/o “interno” alla storia stessa, sia che adotti “l’occhio di Dio” nel raccontarcela: in fondo per quel che ne sappiamo, potremmo essere solo dei “cervelli in una vasca”! Recentemente, perfino il Santo Padre è giunto a spiegarci che la realtà ed il messaggio del Salvatore è, sulla base delle testimonianze di cui disponiamo, se non altro storicamente accettabile, per cui è ragionevole e razionale riporvi la nostra fede, più che su altre storie che reggono peggio l’analisi falsificazionista, specie se sofisticata. Ora, tralasciando lo schieramento per “fede” politica e non pretendendo criteri così elaborati per le affermazioni dei politici di cui sopra, sarebbe troppo aspettarsi da loro maggiore franchezza nei comportamenti, così che potremmo disporre di criteri di discernimento ragionevolmente “accettabili” che ci permettano di stabilire chi di essi interpreta più coerentemente e, magari, concretamente meglio i nostri interessi, seppur tralasciando se dicano o no la verità?

Giovanni Vitale

giovedì 23 luglio 2009

Il Partito del SUD e la questione meridionale

La questione meridionale è tornata all’onore delle cronache e “il Partito del Sud” ha svolto bene la sua funzione provocatoria.
Appare evidente che chi discute se il Partito del Sud si deve fare oppure no è confuso o in cattiva fede.Gianfranco Miccichè se avesse l’ambizione di fondare un partito lo farebbe senza certamente pretendere il benestare dal PDL, la logica ha delle regole a cui anche Miccichè deve attenersi. Questo per dire che chi pensa che la partita si giochi intorno alle ambizione politiche di Miccichè, di Martino o della Prestigiacomo non ha capito la portata del problema e cosa ci stiamo giocando. Il Partito del sud è la conseguenza della derubricazione del sud a problema secondario e marginale, infatti da quando ha fatto capolino si è cominciato a discutere di cose concrete e sono emersi elementi gravissimi. Ma in gioco non c’è l’interesse del sud ma di tutto il Paese stretto dalla morsa leghista e “Tremontiana” che nascondono un progetto eversivo, quello di dividere l’Italia, e visto che non è possibile farlo sotto la spinta della gente perché la Lega neanche al nord è maggioranza e sarebbe proprio il nord ad opporsi a questo delirio, allora ricorrono ad un progetto oscuro che cerca di prendere corpo attraverso un gioco manipolativo delle risorse teso ad accentuare i conflitti sociali e quindi favorire le condizioni naturali di una secessione che sarebbe una tragedia. L’identità nazionale, la Patria, sono valori centrali in un mondo globalizzato e per uno Stato che ha perso anche il potere di battere moneta. Ecco che l’idea della Banca del Sud una rivisitazione della Cassa del Mezzogiorno vuole mettere nelle mani di pochi la gestione delle risorse non per garantirne l’utilizzo ma per determinarne il fine. Quando Tremonti dice che la disparità Nord e Sud è cresciuta dice una cosa falsa che l’economista Gianfranco Viesti pochi giorni fa sul Corriere ben documentava. La verità è che in Italia è aumentata la disparità tra ricchi e poveri a prescindere da dove risiedano, mentre la disparità tra nord e sud ha accentuato il divario sui diritti non solo su quello al lavoro ma soprattutto quello alla salute e alla sicurezza. Ma Tremonti non teme il Partito del sud perché reputa i meridionali incapaci di coalizzarsi e organizzarsi, lo ha detto chiaramente ieri con una frase da brivido razziale: “Chi ha pensato al Partito del Sud ha ignorato fatti di antropologia e di costume” senza che nessuno (eccetto il solito Miccichè) lo seppellisse sotto una valanga di pernacchie. Come si doveva seppellire sotto una valanga di sberleffi il tentativo non ancora sventato di escludere le politiche ambientali dalle strategie energetiche che altro non era che un attacco al ministro Stefania Prestigiacomo che veniva esautorata da questa competenza istituzionale che passava come ovvio a Scajola (sviluppo economico) ma anche a Calderoli, Ministro della semplificazione legislativa che non si capisce cosa ci azzecca, se non lo si inserisce nella logica eversive e demolitiva dello stato italiano che lo portò a suo tempo a promulgare la legge definita “Porcellum” che ha raggiunto l’obbiettivo di allontanare gli eletti dagli elettori. Questa è la logica e su questo si articola il confronto, in questi giorni e nei prossimi mesi avremo di fronte una strettoia storica su cui si gioca non il futuro di qualche politico e tantomeno quello di qualche partito presente o futuro, ma bensì il destino di tutto il paese, dell’intera nazione.

Italia uno Strano Paese

Se nasci in Italia il Paese doppio, delle doppie morali, ti possono accadere cose strane. Se sei gay, lesbica o semplicemente hai deciso di vivere con la tua compagna/o ti verrà negato il diritto di farlo, come invece lo possono fare in altri paesi vedi Spagna e dintorni.Se sei un elettore questo è un Paese in cui ti è vietato scegliere il tuo eletto. E se sei un eletto, deputato o senatore avrai meno possibilità di incontrare il tuo presidente del consiglio di una escort. E’ in questo Paese che viene regolamentato il modo in cui restituire l’anima a Dio. E’ il Paese delle pubbliche virtù e dei vizi privati in cui il Vaticano seppellito dagli scandali sulla pedofilia fa la morale contro il libertinaggio. E’ un Paese in cui a sedici anni se bevi una birra in via Torino a Milano danno a te a chi te l’ha venduta e a chi ti ha messo al mondo 400 euro di multa, ma se la stessa birra la bevi a Legnano esattamente a 15 km (credo non di più) da via Torino puoi usufruire dello sconto bevi 3 paghi 1, è lo stesso paese in cui da oggi ai neopatentati è stato vietato bere, e non si capisce perché chi ha la patente da due anni lo possa fare. E’ un Paese vecchio, abitato da vecchi e comandato da vecchi malati che pensa che vietare possa aiutare ad imporre regole civili, che non crede nella cultura ma solo nella televisione. E’ un Paese che va a puttane e le paga bene, vizioso e viziato che non ha nessun rispetto per la donna e la considera un accessorio di carne finalizzato al proprio divertimento, fatto di uomini senza onore che mentono e che sono difesi da un’ipocrisia di ruolo che passa attraverso tutta la società, un Paese che non sa cos’è l’amore per una donna, non conosce onore nè coerenza, non sa trattenersi e governare le proprie paure che non è fedele né affidabile. Un Paese che tradisce se stesso, la propria gente, scanna i propri giovani e non alza la testa verso il futuro.
Luigi Crespi

venerdì 10 luglio 2009

Berlusconi Bugie, Verità... solo punti di vista?

Il Presidente del Consiglio dice solo bugie e mezze verità… così ha argomentato giorni fa un noto critico televisivo politicamente schierato, e così insistono sui loro mezzi praticamente tutti i giornalisti avversari del Silvio nazionale, corroborando tale questione con rivelazioni, quelle sì senz’altro vere (sic), sui comportamenti crapuloni e dissennati del premier italiano. I sostenitori del Primo Ministro, invece, sostengono che è tutta una montatura della sinistra che, non disponendo di validi argomenti politici, ricorre alla menzogna e al pettegolezzo per infangare l’immagine del loro leader. Seguono a ruota gli elettori ed i sostenitori di ambedue le parti politiche. Anche la stampa straniera discetta su tali problemi accreditando l’una o l’altra verità, come sacrosanta, a seconda di quella preferita dalla loro linea editoriale. Qualche cinico può concludere che queste sono le chiacchiere che da sempre circondano la gestione del potere e che, come ha fatto notare H. Weinrich nel suo bel saggio sulla semiotica della menzogna, “per i politici e i diplomatici la menzogna fa parte del mestiere, è un’arte.” (tr. It. Pag. 134). Il dibattito sullo statuto logico ed il significato della verità è vecchio quanto il pensiero speculativo ed attraversa praticamente tutta la riflessione filosofica, almeno quella che ne ha cercato i fondamenti a prescindere da orientamenti dogmatici; ma anche nei casi in cui si è posto che l’unica grande verità è quella che promana da Dio, ecco che, anche in questi casi, separarla dalla menzogna del male è diventata una priorità dell’indagine speculativa. Per cercare di districare la questione nel settembre del 1986, a Monaco di Baviera, si tenne un congresso internazionale in cui intervennero i maggiori rappresentanti mondiali delle varie discipline afferenti alla “magna quaestio est de mendacio…”. A distanza di alcuni anni, nel febbraio del ’92, l’Istituto Italiano per gli studi filosofici, sotto il patrocinio del CNR, organizzò a Napoli un convegno internazionale dal tema “Menzogna, Inganno, Simulazione: filosofia, linguistica, psicologia, intelligenza artificiale”. Il risultato - che a qualcuno può apparire paradossale - di entrambi i simposi fu che anziché porre un punto risolutivo sulla questione se ne allargò ulteriormente la portata chiarendo però, in alcuni interventi, che quasi sempre chi sostiene di dire la verità mente e che, talvolta, come è il caso di Epimenide il cretese, chi dice di mentire può asserire una verità ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, la questione resta indecidibile, perfino se si sta trattando, come ha dimostrato K. Gödell, di asserzioni matematiche. A noi, probabilmente, non resta che stare con L. Wittgeinstein secondo cui ciò di cui non si sa dire bisognerebbe tacere…

Giovanni Vitale



giovedì 9 luglio 2009

Miccichè e ... Il Partito del Sud

Luigi Crespi e Gianfranco Miccichè, sul Partito del Sud

Se si fa, se si fa davvero, sarà la più grande novità politica dei prossimi anni. Creare un Partito del Sud, questa è l’idea, sull’ esempio della Lega Nord ma con motivazioni e obiettivi politici geograficamente opposti. Dalle elezioni in poi se ne è discusso in modo sempre più accalorato, visti i successi del partito di Bossi e vista la “rivoluzione” siciliana: l’isola che fu di Cuffaro è diventata con Lombardo la prestigiosa roccaforte dell’ MPA, ovvero del Movimento per l’ Autonomia. Ora il governatore della Trinacria esce vincitore anche dalla crisi regionale da lui stesso provocata, e in accordo con gli uomini di Gianfranco Miccichè (PDL) si permette il lusso di lasciare fuori dalla nuova giunta tutto l’Udc.
Dove vogliono arrivare questi due? C’è chi dice che siano già arrivati, e non andranno oltre: dietro la stretta di mano fra Lombardo e Berlusconi, che ha sbloccato l’empasse politico, e anche quello finanziario (ora i FAS, i fondi europei riprendono la via del Mezzogiorno…), c’è la promessa di lasciar perdere il Partito del Sud? Lombardo nega: abbandonerà la guida dell’ MPA, ma non il nuovo progetto.
Resta, in ogni caso, sul tappeto la questione politica: il Partito del Sud ha gambe per camminare, oppure no? Affaritaliani.it ne ha parlato con Luigi Crespi. Il notissimo spin-doctor, sondaggista e analista politico (fu lui a inventare il “Contratto con gli italiani” di Berlusconi) è l’uomo che da tempo studia le potenzialità del progetto, e che ci crede…
Il Partito del Sud? Ne ha, ne ha di gambe per camminare… Lo stesso Berlusconi, se vuol badare ai suoi interessi, ha bisogno di un riequilibrio nel suo messaggio politico rispetto alla presenza esorbitante e vincente della Lega. Il Partito del Sud non solo corrisponderebbe a un bisogno reale che l’elettorato ha espresso, ma risponderebbe anche a una necessità politica dello stesso Pdl. Ma sono necessità che da Arcore, cioè dal profondo Nord, si fanno fatica a vedere. Ora però arrivano i soldi: il CIPE ha stanziato 300 milioni di euro per Termini Imprese e Pomigliano.
Se arrivano i soldi la voglia di PARTITO DEL SUD si ferma? “Io vedo che la forza e la pressione fatta da Miccichè al CIPE e da Lombardo in Sicilia ha dato i suoi frutti, ma credo che l’opzione del PARTITO DEL SUD sia un’opzione strutturale, cioè un fatto che non dipende dalle lune di Lombardo o dai capricci di Miccichè: è un’esigenza politica. Così come è stato dimostrato politicamente che la Lega Nord ha una sua funzione culturale, territoriale importante…non si capisce perché il Sud non dovrebbe avere una sua rappresentanza specifica di tipo territoriale. E non capisco perché Berlusconi non dovrebbe favorire la nascita di un soggetto politico che non farebbe altro che aumentare i voti della sua coalizione”.

Miccichè 2 ... Berlusconi il Grande Capo?

Ma Berlusconi è il capo del più grande partito nazionale, se nasce un altro partito territoriale… ruba voti al PDL, no? “No. Recupera alla coalizione di Centrodestra i voti che al Sud il Pdl ha già perso. Berlusconi ha perso milioni di voti al Sud. Li ha persi, in parte, proprio per il peso della Lega che ha spostato verso Nord l’asse della coalizione. Si badi: io non vedo Lega e Pdl come soggetti separati, ma come un unico corpo. Quindi è anche vero che i successi elettorali della Lega hanno riportato in equilibrio la vittoria di coalizione. Ma se i soggetti sono solo due: un partito nazionale e un partito territoriale del Nord, è evidentemente che il Sud, che rimane senza rappresentanza territoriale, va in difficoltà. Del resto non si capisce perché facciano il federalismo nele istituzioni e non debbano federarsi nella politica. Se il modello federale funziona per lo Stato non si capisce perché non debba funzionare della politica”.
La Lega infatti non è mai stata contraria all’ idea di un Partito del Sud, anzi ha tentato più volte di sbarcare essa stessa a mezzogiorno ed e si è alleata dell’ MPA di Lombardo… Ma chi la Lega non la ama pensa: vogliono il Partito del Sud per spaccare definitivamente l’ Italia, per dimostrare che Nord e Sud sono due mondi diversi da tenere il più possibile distanti… “Se mia nonna aveva le ruote era una cariola… Io mi occupo di leggere i fatti: il Partito del Sud non spacca il Paese, ma lo tiene insieme. Mi spiego: sul tavolo delle emergenze politiche abbiamo avuto per mesi il tema di Malpensa, e va bene. Però ora c’è anche il tema di Termini Imerese, e adesso si interviene lì, ci si mettono delle risorse economiche che servono e si investe su un progetto di soluzione del problema. Ma perché la discussione su Termini Imerese si è imposta all’attenzione di tutti? Ad esempio perché al CIPE c’è un presidente che si chiama Miccichè, cioè un uomo del Sud. Se ci fosse stato presidente Cota, il presidente della Lega Piemùnt, probabilmente la questione di Termini Imerese non sarebbe emersa, non con questa forza… Cioè, non dobbiamo essere ipocriti: il legame dei politici con il proprio territorio è una cosa sana, è una cosa giusta. Il legame anche elettorale fra chi vota e chi abita un’area e la conosce bene, è una cosa altamente democratica. Io credo che un Partito del Sud sia una grande opportunità democratica per l’ Italia. L’ unità nazionale la si ricostruisce nella somma di differenze locali. E non è che se noi decidessimo di avere solo grandi partiti nazionali il Paese tornerebbe ad essere unito. Il Paese è di fatto separato, e non per problemi culturali o linguistici: per problemi economici. Quindi se nasce una struttura politica che avvicina l’economia del sud al Governo nazionale, beh…. Questo è un contributo all’ unità, non alla divisione. E soprattutto è un contributo all’uguaglianza, che è un diritto costituzionale. Tutti dobbiamo essere uguali, e avere uguali opportunità: questo fa “unità”.

Miccichè 3 ... La politica al SUD

Invece oggi se ti amnmali a Reggio Calabria o a Catania hai meno possibilità di sopravvivere che se ti ammali a Milano. Lombardo può essere il leader di questo Partito del Sud? “Lombardo è sicuramente un grande amministratore e lo sta dimostrando in Sicilia, ma un leader che deve lanciare una sfida di livello nazionale, pur partendo dal territorio, ha bisogno di altri requisiti. Intendiamoci: è uno dei protagonisti, un fondatore, un promulgatore, uno dei motori di questa idea. Ma è troppo siciliano, non prenderebbe un voto in Puglia, a Napoli, a Cosenza. E, purtroppo le elezioni europee dimostrano che quello che dico non è campato in aria. Insomma, lui può arrivare ad avere anche il 40% in Sicilia, ma il suo problema non è vincere in Sicilia dove è già leader, ma vincere fuori dalla Sicilia.
Miccichè? “Miccichè è un uomo di comunicazione, nato professionalmente a Milano, dove ha fatto il pubblicitario per tanti anni… Non a caso In ha dimostrato di avere una capacità di marketing politico geniale quando fece il famoso 61 a 0, per il centrodestra, in Sicilia, all’epoca del maggioritario. Se ne ha voglia potrebbe, potrebbe avere le caratteristiche adatte all’ impresa. Però si deve mettere a dieta…”.
Altri nomi?La Carfagna, ad esempio, o Scopelliti o la Polibortone in Puglia… Ma poi ci vogliono calabresi, molisani, sardi, insomma tutte le aree regionali… la dimensione non può essere solo siciliana, questo è il primo punto ovvio e imprescindibile”.
Lombardo ha lanciato l’invito anche a Bassolino e Loiero… “No, no… Ma che meriti avrebbero Bassolino e Loiero da presentare al nuovo partito? La battaglia durissima fatta da Lombardo e Miccichè ha portato al Sud dei risultati politici rispettabili e concreti, non ultima queste decisioni su Termini Imerese e sui Fondi europei… Bassolino che ha fatto? Portare Bassolino nel proprio schieramento politico significherebbe innanzitutto fare un favore al Partito Democratico, che se ne libererebbe, e poi legarsi al protagonista del più grande affossamento mediatico del Sud, uno dei responsabili di una delle più grandi tragedie d’immagine del Sud. Questo in base a quali affinita? A quali assonanze ideologiche? A quale progetto politico? A quale interesse del Sud? Francamente, se davvero qualcuno ha avuto seriamente questa idea è qualcuno che ha bisogno di qualche cura medica… Bassolino e Loiero? Sì, e allora mettici anche Totò Riina e il bandito Giuliano…”.
Però se tutto si riduce al solo centrodestra del Sud, che c’è di sconvolgente, che c’è di rivoluzionario, che c’è di nuovo? “Io credo che il Centrodestra oggi in Italia, piaccia o non piaccia, rappresenti oramai tutte le parti in commedia. Tutte le novità più interessanti, da un punto di vista politico, le troviamo lì. C’è il governo e c’è l’opposizione al governo, perché l’opposizione vera è contenuta lì dentro, non fuori. Io credo che il PDL di oggi è il fulcro, il bacino, da cui nascerà la politica di domani. Non credo che il Partito Democratico abbia più o avrà in futuro questo tipo di capacità. Il PD si è costruito una sua marginalità sia di territorio che ideologica e politica. Lo vediamo in quel che sta accadendo per il Congresso, che non è - come deve accadere per un congresso - una occasione di rilancio del partito, ma invece una ennesima occasione per linciarsi reciprocamente, per ferirsi, per preparare delle vendette. Io credo che nel PD stiano progressivamente perdendo il contatto con la realtà del Paese, e soprattutto con quella varietà di stimoli che un Partito-sistema deve portare al proprio interno. Il PDL invece, e attenzione: al netto di Berlusconi, cioè anche al di là di Berlusconi, è candidato a diventare il Country-party di questo Paese”.

Miccichè 4.... E i Problemi di Berlusconi?

Ma anche Berlusconi qualche problema di comunicazione e di immagine ce l’ha ultimamente, le pare? “Problemoni! Berlusconi da un punto di vista mediatico si è fatto carico dei più grandi errori di gestione della sua crisi che un politico possa mettere in campo. L’uscita da Vespa a Porta a Porta, l’ uscita su Chi di Alfonso Signorini. Doveva fare altro, e doveva farlo meglio. Qui sono assolutamente d’accordo con Giuliano Ferrara… Aggiungo solo che non riconosco più il Berlusconi che un tempo mi insegnò tante cose, proprio sul rapporto con i media… Però, intanto, il Centrodestra che lui ha costruito, cioè l’alleanza di governo, ha dimostrato di essere qualcosa che va oltre la persona di Silvio Berlusconi, anche oltre la sua stessa volontà. Ora è davvero un partito radicato, ben piantato sul territorio, è un partito che ha intercettato l’idea stessa di un Paese… e questo Paese sempre più vi si riconosce, dentro il PDL, dentro la Lega e dentro l’autonomismo siciliano. Ma l’autonomismo siciliano non basta: il sistema si completerà costruendo un vero e proprio partito del Sud, di tutto il Sud”.
Al Nord, però, lombardi veneti e piemontesi ci hanno messo anni, anni di liti furibonde, prima di trovare un programma comune e mettersi tutti sotto il comando di Umberto Bossi… “E a mezzogiorno è forse anche peggio: un conto è Palermo, un conto è Salerno, un conto è Bari, un conto è il Salento, un conto è la Calabria, un conto è la Sicilia… Ma tutti hanno un disperato bisogno di ritrovare un orgoglio di sé, una dignità, una missione per il presente e per il futuro. Prendano ad esempio quello che si è fatto al Nord con il concetto di “Padania”, il Partito del Sud deve dare forza a un concetto simile, a quello che Bossi chiama “l’idem sentire”. Bene, l’idem sentire del Sud è che tutti si sentono degli sfigati, in fondo. La cosa ha radici storiche profonde, non è una fesseria: sono stati massacrati dalla storia i popoli del Sud, tutti quanti. In questo sentimento collettivo, però, è racchiusa una forza grande, una potenzialità politica da sprigionare. Come la sprigioni? Abbandonando le vecchie tattiche, smettendola di mettere insieme nomi vecchi e vecchie sigle perché non è più così che si raccolgono i nuovi voti. Al Sud non devono avere fretta, ma devono fare le cose serie. E’ ora di partire, questo sì.! E partano pure dalla Sicilia, dall’autonomismo siciliano, è la cosa più logica. Ma se la cosa resta chiusa in Sicilia diventa un disastro”.

martedì 7 luglio 2009

Emergenza Rifiuti... tutta colapa dei cittadini?

“La situazione dei rifiuti in Sicilia è al tracollo, siamo ormai a rischio Campania”

Questa è l’affermazione più ricorrente quanto imprecisa che sta caratterizza le cronache degli ultimi mesi. La questione dei rifiuti infatti è uno degli argomenti più trattati e altrettanto peggio analizzato. Che vuol dire Questione Rifiuti? a cosa vogliamo riferirci: Raccolta Differenziata, Organico, Rifiuti Speciali, Pericolosi, e molti ecc. ecc. Non è più possibile che l’argomento venga trattato solo ed esclusivamente con riferimento a quello che troviamo dentro e fuori ai cassonetti stradali, addossando tutta la responsabilità all’inciviltà dei cittadini.

Una strategia seria sull’ argomento, tanto per cominciare, dovrebbe far partire la discussione sul problema del deflazionamento a monte dei rifiuti, cioè sui processi produttivi industriale che fanno entrare nelle nostra vita quotidiana beni di consumo, potenziali futuri rifiuti, con enormi quantità di scarti immediati, plastiche, imballaggi, polistiroli, legni ecc. in quantità e volumi che superano l’oggetto stesso che accompagnano; Poi bisogna intervenire sul sistema produttivo dell’arredamento casalingo, una semplice legge che imponga a tutti i produttori di cucine a non immettere più sul mercato componenti sprovvisti di contenitori per la differenziata, schiaccia bottiglie, trita rifiuti ecc. ecc. ed ancora prima di gridare all’inciviltà, provare a rendere la vita più facile al cittadino… più cassonetti per la differenziata sugli assi viari ma soprattutto studiati in relazione a come esce il rifiuto dalle nostre case, cioè con sistemi di conferimento più veloci e immediati, e ancora imporre alle città con oltre 250 mila abitanti di dotarsi non solo di Centri Comunali per la Raccolta ma anche di piattaforme per la lavorazione e la trasformazione del rifiuto, oggi infatti anche li dove si differenzia, bisogna fare qualche centinaio di km per portare la differenziata ai centri di lavorazione…. L’argomento resta complesso e meritevole di una trattazione approfondita, ma di certo il dito del monito non va puntato solo ed esclusivamente verso i cittadini che di responsabilità ne incarnano parecchie ma che spesso sono lasciati alla sacra arte del doversi arrangiare….


giovedì 2 luglio 2009

In Sicilia più Casellanti che Km di autostrede...

Che i problemi legati alla viabilità in Sicilia siano al centro dell’attenzione di tutti è cosa ormai pacifica, cioè è pacifico che le autostrade mancano e che le code restano. “Il problema si sta affrontando” o almeno così ci viene ripetuto quotidianamente. Senza volerne dubitare, sembra comunque che si stia affrontando il problema partendo dal punto di arrivo, cioè: Prima si vuole costruire il Ponte sullo Stretto che consentirà di arrivare a Messina da Reggiocalabria in 15 minuti, ma da Messina a Siracusa? oppure a Agrigento?, senza parlare di arrivare a Ragusa, e se qualcuno pensa che ormai la macchina è un mezzo di trasporto da abolire e pensa per caso di voler utilizzare le Ferrovie dello Stato ricordiamo che in Sicilia manca il doppio binario. Certamente una volta finite tutte le autostrade necessarie non ci sarà il problema del personale… 348 casellanti già in pianta organica ci sono. Peccato che i Km di autostrade siano solo poco più di 300, di cui una quarantina, quelli della eternamente in costruzione Siracusa-Gela, senza pedaggio. Dunque ci sono più casellanti che chilometri, anzi, per dirla con una battuta-verità, uno per buca. Perché le grandi arterie siciliane sono in condizioni pietose. Eppure se si va a vedere la pianta organica gli addetti ai varchi dovrebbero essere ancora di più: circa 400.

mercoledì 1 luglio 2009

Dire o non Dire... questo è il Problema

Quando si dice che “l’essere umano non può non comunicare”, oggi, nel mondo della comunicazione globale, risulta essere un’asserzione ovvia, ma se vi si riflette un po’, specie se attrezzati con gli strumenti delle scienze della comunicazione, l’enunciato mostra la sua grande complessità. Da subito va considerato che non ci si riferisce solo alla comunicazione linguistica ma anche a tutto quel complesso di strategie di cui l’essere umano dispone e che genericamente vengono indicate come paralinguistica ma che nel dettaglio, e solo per citarne alcune, si distinguono in cinetica, mimetica, implicita, sottintesa, presupposta, presunta etc.; ovviamente alcune di tali strategie afferiscono, più o meno, all’universo della linguistica e, difatti, da sempre chiunque ha indagato i meccanismi che soggiacciono il linguaggio ne hanno tentato l’analisi e la classificazione. Sorvolando sugli aspetti più propriamente psicologici della questione, anch’essi studiatissimi, almeno da S. Agostino in poi e ricadenti sotto l’egida di quella che può risultare essere una peculiare caratteristica umana, ovvero l’intenzionalità, resta una aspetto praticamente costante della comunicazione linguistica e che solitamente viene indicato come “non-detto”. Tale aspetto della comunicazione, già accennata da Saussure, ha ricevuto una trattazione sistematica nel celebre saggio di O. Ducrot “Dire et ne pas dire” con cui qualsiasi studente di comunicazione ha dovuto, o almeno dovrebbe, confrontarsi! Di fatto quando noi diciamo qualcosa, a ciò che diciamo con le parole si aggiungono molte altre cose che non diciamo ma che, ciononostante, fanno parte integrante del significato di quanto viene esplicitamente detto. È appunto ciò che rende le lingue naturali alquanto ambigue o, per dirla con W. Quine, oscure e che ne rende difficile, quando non impossibile, la traduzione. Stabilire con esattezza il significato di quanto viene comunicato con un’enunciazione linguistica o con un gesto è perciò estremamente difficoltoso anche se ciò non toglie che noi, ordinariamente, comunichiamo e che, il più delle volte, riusciamo a comprenderci: non stiamo a porci ogni volta il problema di cosa o quanto ci viene detto, recepiamo una quota più o meno ampia di significato e reagiamo di conseguenza aspettandoci un’ulteriore reazione alla nostra azione che eventualmente contribuirà a chiarire il significato della conversazione. Ecco dunque che se, per esempio, io mando una bibita a qualcuno il significato del mio gesto acquisterà ulteriore significato da come chi la riceve reagirà al mio gesto, anche se solo col silenzio, aggiungendo ai miei i suoi non-detti…

Giovanni Vitale