martedì 28 luglio 2009

Il Partito del Sud... l'analisi di Luigi Crespi

28 lug. - Il partito del Sud è “un’iniziativa lodevole” ma c’è stato “un problema di comunicazione”, perché “pensare che a gestire i fondi Fas saranno gli stessi amministratori al potere ora” è un’ipotesi che “fa rabbrividire i meridionali”. I quali, “sfiduciati dalla politica”, non avranno un vero cambiamento senza “una rivoluzione culturale copernicana”.

Luigi Crespi, sondaggista e analista politico, ha spiegato al VELINO la sua idea sul partito del Sud e le direttrici secondo cui potrebbe svilupparsi. A partire da un dato di fatto: a Sud ci sono margini di manovra, a patto che “a un’operazione politica ben strutturata corrisponda una comunicazione altrettanto specifica”.

“Alle elezioni europee – ha osservato il sondaggista - alla perdita di voti del Pdl non è corrisposto un aumento a favore di altri partiti. È calato il Pdl, ma non è cresciuto l’Mpa. Il Pd è al minimo storico. Al Sud è in corso un abbandono della politica. Gli attuali partiti, evidentemente, non sono in grado di dare risposte ai cittadini”. Perciò “chi saprà fare proposte valide al Sud ne ricaverà un vantaggio”.

Anche perché nel Mezzogiorno “esiste un deficit di fiducia sia nella politica che nei dirigenti” che essa esprime: “Oltre l’80 per cento dei meridionali – ha sottolineato Crespi - non ha fiducia nei politici, e la questione è trasversale a tutti i partiti. Un’opzione per ridare fiducia avrebbe quindi un senso”.

L’iniziativa del partito del Sud, di per sé “lodevole”, ha registrato “errori nella comunicazione”, a partire dall’uso mediatico dei fondi Fas.

“Non sono conosciuti dalla maggioranza dei meridionali e comunque l’idea che tali fondi siano gestiti dagli stessi politici, come ad esempio Bassolino, fa rabbrividire i cittadini. Deve esserci un rinnovamento della classe dirigente”.

Crespi ha ricordato che “il motivo per cui la gente al Sud sceglie di votare un partito” è spesso quello che “volgarmente viene definito clientelismo. Il rapporto diretto di convenienza – ha evidenziato - fa sì che i cittadini votino un candidato senza credere nell’opzione politica”.

Crespi non ha dubbi: “Non può esserci un cambiamento senza un moto di ribellione, una rivoluzione di linguaggio, culturale, copernicana nel Mezzogiorno”. Che, ha aggiunto, “ha bisogno di una richiesta politica sostanziata”, a cui i fondi Fas non possono rispondere. “Il ritorno della parola orgoglio al Sud”, secondo Crespi, potrebbe essere un minimo comun denominatore. Ma l’analista ha anche pragmaticamente messo in luce come manchi, anche a livello comunicativo, un’idea chiara di progetto del partito del Sud: “È un qualcosa che non si capisce. Cioè è l’idea di Lombardo, che includerà anche Bassolino e Loiero? Non credo che sia una operazione valida nel Mezzogiorno. O è il progetto che vogliono i colonnelli di An, un partito federato al Sud, una sorta di modello alla catalana? Oppure è quello di Miccichè, che non abbiamo ancora ben capito?”. Crespi ha smentito di essere “lo spin doctor” di questa operazione, anche perché “non c’è un soggetto con il quale farla”. “Il mio legame con Miccichè – ha affermato il sondaggista - è personale e sono d’accordo con le sue intuizioni e istanze politiche, ma sul partito del Sud non trovo un riscontro nella comunicazione mediatica”.

Anzi, l’istanza di Miccichè “in termini di comunicazione ha portato vantaggi alla Lega (che è tuttora una realtà provinciale e non è neanche maggioranza al nord) e a Lombardo. Non mi sembra sia questo il modo di partire dal punto giusto”.

Al Sud occorre, ha concluso, “una rivoluzione ‘liberale e liberante’. Senza questi due fattori, non si va da nessuna parte”. (Velino)


lunedì 27 luglio 2009

Verità, ragione, storia e cervelli in una vasca.

Miccichè e Cuffaro ci dicono di volere solo il bene dei siciliani e che ciò giustifica le intenzioni e le azioni politiche di entrambi. Se non ché, differendo le modalità perseguite dai due, ci si pone il problema di stabilire chi di essi dica la verità e se questa, eventualmente, sia già contenuta nelle loro intenzioni! A ben vedere è alquanto problematico stabilire cosa sia effettivamente la “verità”. Anche a scorrere superficialmente la letteratura sull’argomento ci si accorge facilmente di come essa sia inestricabilmente vincolata dalle teorie semantiche soggiacenti. Il punto si sposta, dunque, nel cercare di stabilire da quale base epistemologica si voglia muovere l’analisi per impostare un ragionamento che possa condurci ad elaborare una nozione di verità che, se non proprio assoluta, sia almeno coerente e, dunque, razionalmente accettabile. Effettivamente tale questione ha infiammato i dibattiti dei filosofi di ogni tempo, finendo col separare, almeno in tempi relativamente recenti, i fenomenologi, che distinguono i fatti e la percezione che abbiamo di essi, dai realisti, per i quali la nostra concezione del “significato” condiziona ciò che percepiamo come “fatti” (perfino il “riferimento” alla sostanza delle cose) e, conseguentemente, ogni storia che potremo raccontare su di essi. Non volendo impelagarsi nelle dispute specialistiche accennate, ci si può attenere alla considerazione che se si accetta che vi sono dei “fatti” che esulano dalla nostra considerazione, resta una mera realtà su cui è possibile sviluppare un materialismo che ne determina la visione storica e dunque una verità univoca; se invece si riconosce che la realtà è condizionata e/o persino costituita da chi la osserva, allora ogni interpretazione rimane relativa a chi racconta la storia, sia che egli si consideri più o meno pragmatico e/o “interno” alla storia stessa, sia che adotti “l’occhio di Dio” nel raccontarcela: in fondo per quel che ne sappiamo, potremmo essere solo dei “cervelli in una vasca”! Recentemente, perfino il Santo Padre è giunto a spiegarci che la realtà ed il messaggio del Salvatore è, sulla base delle testimonianze di cui disponiamo, se non altro storicamente accettabile, per cui è ragionevole e razionale riporvi la nostra fede, più che su altre storie che reggono peggio l’analisi falsificazionista, specie se sofisticata. Ora, tralasciando lo schieramento per “fede” politica e non pretendendo criteri così elaborati per le affermazioni dei politici di cui sopra, sarebbe troppo aspettarsi da loro maggiore franchezza nei comportamenti, così che potremmo disporre di criteri di discernimento ragionevolmente “accettabili” che ci permettano di stabilire chi di essi interpreta più coerentemente e, magari, concretamente meglio i nostri interessi, seppur tralasciando se dicano o no la verità?

Giovanni Vitale

giovedì 23 luglio 2009

Il Partito del SUD e la questione meridionale

La questione meridionale è tornata all’onore delle cronache e “il Partito del Sud” ha svolto bene la sua funzione provocatoria.
Appare evidente che chi discute se il Partito del Sud si deve fare oppure no è confuso o in cattiva fede.Gianfranco Miccichè se avesse l’ambizione di fondare un partito lo farebbe senza certamente pretendere il benestare dal PDL, la logica ha delle regole a cui anche Miccichè deve attenersi. Questo per dire che chi pensa che la partita si giochi intorno alle ambizione politiche di Miccichè, di Martino o della Prestigiacomo non ha capito la portata del problema e cosa ci stiamo giocando. Il Partito del sud è la conseguenza della derubricazione del sud a problema secondario e marginale, infatti da quando ha fatto capolino si è cominciato a discutere di cose concrete e sono emersi elementi gravissimi. Ma in gioco non c’è l’interesse del sud ma di tutto il Paese stretto dalla morsa leghista e “Tremontiana” che nascondono un progetto eversivo, quello di dividere l’Italia, e visto che non è possibile farlo sotto la spinta della gente perché la Lega neanche al nord è maggioranza e sarebbe proprio il nord ad opporsi a questo delirio, allora ricorrono ad un progetto oscuro che cerca di prendere corpo attraverso un gioco manipolativo delle risorse teso ad accentuare i conflitti sociali e quindi favorire le condizioni naturali di una secessione che sarebbe una tragedia. L’identità nazionale, la Patria, sono valori centrali in un mondo globalizzato e per uno Stato che ha perso anche il potere di battere moneta. Ecco che l’idea della Banca del Sud una rivisitazione della Cassa del Mezzogiorno vuole mettere nelle mani di pochi la gestione delle risorse non per garantirne l’utilizzo ma per determinarne il fine. Quando Tremonti dice che la disparità Nord e Sud è cresciuta dice una cosa falsa che l’economista Gianfranco Viesti pochi giorni fa sul Corriere ben documentava. La verità è che in Italia è aumentata la disparità tra ricchi e poveri a prescindere da dove risiedano, mentre la disparità tra nord e sud ha accentuato il divario sui diritti non solo su quello al lavoro ma soprattutto quello alla salute e alla sicurezza. Ma Tremonti non teme il Partito del sud perché reputa i meridionali incapaci di coalizzarsi e organizzarsi, lo ha detto chiaramente ieri con una frase da brivido razziale: “Chi ha pensato al Partito del Sud ha ignorato fatti di antropologia e di costume” senza che nessuno (eccetto il solito Miccichè) lo seppellisse sotto una valanga di pernacchie. Come si doveva seppellire sotto una valanga di sberleffi il tentativo non ancora sventato di escludere le politiche ambientali dalle strategie energetiche che altro non era che un attacco al ministro Stefania Prestigiacomo che veniva esautorata da questa competenza istituzionale che passava come ovvio a Scajola (sviluppo economico) ma anche a Calderoli, Ministro della semplificazione legislativa che non si capisce cosa ci azzecca, se non lo si inserisce nella logica eversive e demolitiva dello stato italiano che lo portò a suo tempo a promulgare la legge definita “Porcellum” che ha raggiunto l’obbiettivo di allontanare gli eletti dagli elettori. Questa è la logica e su questo si articola il confronto, in questi giorni e nei prossimi mesi avremo di fronte una strettoia storica su cui si gioca non il futuro di qualche politico e tantomeno quello di qualche partito presente o futuro, ma bensì il destino di tutto il paese, dell’intera nazione.

Italia uno Strano Paese

Se nasci in Italia il Paese doppio, delle doppie morali, ti possono accadere cose strane. Se sei gay, lesbica o semplicemente hai deciso di vivere con la tua compagna/o ti verrà negato il diritto di farlo, come invece lo possono fare in altri paesi vedi Spagna e dintorni.Se sei un elettore questo è un Paese in cui ti è vietato scegliere il tuo eletto. E se sei un eletto, deputato o senatore avrai meno possibilità di incontrare il tuo presidente del consiglio di una escort. E’ in questo Paese che viene regolamentato il modo in cui restituire l’anima a Dio. E’ il Paese delle pubbliche virtù e dei vizi privati in cui il Vaticano seppellito dagli scandali sulla pedofilia fa la morale contro il libertinaggio. E’ un Paese in cui a sedici anni se bevi una birra in via Torino a Milano danno a te a chi te l’ha venduta e a chi ti ha messo al mondo 400 euro di multa, ma se la stessa birra la bevi a Legnano esattamente a 15 km (credo non di più) da via Torino puoi usufruire dello sconto bevi 3 paghi 1, è lo stesso paese in cui da oggi ai neopatentati è stato vietato bere, e non si capisce perché chi ha la patente da due anni lo possa fare. E’ un Paese vecchio, abitato da vecchi e comandato da vecchi malati che pensa che vietare possa aiutare ad imporre regole civili, che non crede nella cultura ma solo nella televisione. E’ un Paese che va a puttane e le paga bene, vizioso e viziato che non ha nessun rispetto per la donna e la considera un accessorio di carne finalizzato al proprio divertimento, fatto di uomini senza onore che mentono e che sono difesi da un’ipocrisia di ruolo che passa attraverso tutta la società, un Paese che non sa cos’è l’amore per una donna, non conosce onore nè coerenza, non sa trattenersi e governare le proprie paure che non è fedele né affidabile. Un Paese che tradisce se stesso, la propria gente, scanna i propri giovani e non alza la testa verso il futuro.
Luigi Crespi

venerdì 10 luglio 2009

Berlusconi Bugie, Verità... solo punti di vista?

Il Presidente del Consiglio dice solo bugie e mezze verità… così ha argomentato giorni fa un noto critico televisivo politicamente schierato, e così insistono sui loro mezzi praticamente tutti i giornalisti avversari del Silvio nazionale, corroborando tale questione con rivelazioni, quelle sì senz’altro vere (sic), sui comportamenti crapuloni e dissennati del premier italiano. I sostenitori del Primo Ministro, invece, sostengono che è tutta una montatura della sinistra che, non disponendo di validi argomenti politici, ricorre alla menzogna e al pettegolezzo per infangare l’immagine del loro leader. Seguono a ruota gli elettori ed i sostenitori di ambedue le parti politiche. Anche la stampa straniera discetta su tali problemi accreditando l’una o l’altra verità, come sacrosanta, a seconda di quella preferita dalla loro linea editoriale. Qualche cinico può concludere che queste sono le chiacchiere che da sempre circondano la gestione del potere e che, come ha fatto notare H. Weinrich nel suo bel saggio sulla semiotica della menzogna, “per i politici e i diplomatici la menzogna fa parte del mestiere, è un’arte.” (tr. It. Pag. 134). Il dibattito sullo statuto logico ed il significato della verità è vecchio quanto il pensiero speculativo ed attraversa praticamente tutta la riflessione filosofica, almeno quella che ne ha cercato i fondamenti a prescindere da orientamenti dogmatici; ma anche nei casi in cui si è posto che l’unica grande verità è quella che promana da Dio, ecco che, anche in questi casi, separarla dalla menzogna del male è diventata una priorità dell’indagine speculativa. Per cercare di districare la questione nel settembre del 1986, a Monaco di Baviera, si tenne un congresso internazionale in cui intervennero i maggiori rappresentanti mondiali delle varie discipline afferenti alla “magna quaestio est de mendacio…”. A distanza di alcuni anni, nel febbraio del ’92, l’Istituto Italiano per gli studi filosofici, sotto il patrocinio del CNR, organizzò a Napoli un convegno internazionale dal tema “Menzogna, Inganno, Simulazione: filosofia, linguistica, psicologia, intelligenza artificiale”. Il risultato - che a qualcuno può apparire paradossale - di entrambi i simposi fu che anziché porre un punto risolutivo sulla questione se ne allargò ulteriormente la portata chiarendo però, in alcuni interventi, che quasi sempre chi sostiene di dire la verità mente e che, talvolta, come è il caso di Epimenide il cretese, chi dice di mentire può asserire una verità ma che, nella stragrande maggioranza dei casi, la questione resta indecidibile, perfino se si sta trattando, come ha dimostrato K. Gödell, di asserzioni matematiche. A noi, probabilmente, non resta che stare con L. Wittgeinstein secondo cui ciò di cui non si sa dire bisognerebbe tacere…

Giovanni Vitale



giovedì 9 luglio 2009

Miccichè e ... Il Partito del Sud

Luigi Crespi e Gianfranco Miccichè, sul Partito del Sud

Se si fa, se si fa davvero, sarà la più grande novità politica dei prossimi anni. Creare un Partito del Sud, questa è l’idea, sull’ esempio della Lega Nord ma con motivazioni e obiettivi politici geograficamente opposti. Dalle elezioni in poi se ne è discusso in modo sempre più accalorato, visti i successi del partito di Bossi e vista la “rivoluzione” siciliana: l’isola che fu di Cuffaro è diventata con Lombardo la prestigiosa roccaforte dell’ MPA, ovvero del Movimento per l’ Autonomia. Ora il governatore della Trinacria esce vincitore anche dalla crisi regionale da lui stesso provocata, e in accordo con gli uomini di Gianfranco Miccichè (PDL) si permette il lusso di lasciare fuori dalla nuova giunta tutto l’Udc.
Dove vogliono arrivare questi due? C’è chi dice che siano già arrivati, e non andranno oltre: dietro la stretta di mano fra Lombardo e Berlusconi, che ha sbloccato l’empasse politico, e anche quello finanziario (ora i FAS, i fondi europei riprendono la via del Mezzogiorno…), c’è la promessa di lasciar perdere il Partito del Sud? Lombardo nega: abbandonerà la guida dell’ MPA, ma non il nuovo progetto.
Resta, in ogni caso, sul tappeto la questione politica: il Partito del Sud ha gambe per camminare, oppure no? Affaritaliani.it ne ha parlato con Luigi Crespi. Il notissimo spin-doctor, sondaggista e analista politico (fu lui a inventare il “Contratto con gli italiani” di Berlusconi) è l’uomo che da tempo studia le potenzialità del progetto, e che ci crede…
Il Partito del Sud? Ne ha, ne ha di gambe per camminare… Lo stesso Berlusconi, se vuol badare ai suoi interessi, ha bisogno di un riequilibrio nel suo messaggio politico rispetto alla presenza esorbitante e vincente della Lega. Il Partito del Sud non solo corrisponderebbe a un bisogno reale che l’elettorato ha espresso, ma risponderebbe anche a una necessità politica dello stesso Pdl. Ma sono necessità che da Arcore, cioè dal profondo Nord, si fanno fatica a vedere. Ora però arrivano i soldi: il CIPE ha stanziato 300 milioni di euro per Termini Imprese e Pomigliano.
Se arrivano i soldi la voglia di PARTITO DEL SUD si ferma? “Io vedo che la forza e la pressione fatta da Miccichè al CIPE e da Lombardo in Sicilia ha dato i suoi frutti, ma credo che l’opzione del PARTITO DEL SUD sia un’opzione strutturale, cioè un fatto che non dipende dalle lune di Lombardo o dai capricci di Miccichè: è un’esigenza politica. Così come è stato dimostrato politicamente che la Lega Nord ha una sua funzione culturale, territoriale importante…non si capisce perché il Sud non dovrebbe avere una sua rappresentanza specifica di tipo territoriale. E non capisco perché Berlusconi non dovrebbe favorire la nascita di un soggetto politico che non farebbe altro che aumentare i voti della sua coalizione”.

Miccichè 2 ... Berlusconi il Grande Capo?

Ma Berlusconi è il capo del più grande partito nazionale, se nasce un altro partito territoriale… ruba voti al PDL, no? “No. Recupera alla coalizione di Centrodestra i voti che al Sud il Pdl ha già perso. Berlusconi ha perso milioni di voti al Sud. Li ha persi, in parte, proprio per il peso della Lega che ha spostato verso Nord l’asse della coalizione. Si badi: io non vedo Lega e Pdl come soggetti separati, ma come un unico corpo. Quindi è anche vero che i successi elettorali della Lega hanno riportato in equilibrio la vittoria di coalizione. Ma se i soggetti sono solo due: un partito nazionale e un partito territoriale del Nord, è evidentemente che il Sud, che rimane senza rappresentanza territoriale, va in difficoltà. Del resto non si capisce perché facciano il federalismo nele istituzioni e non debbano federarsi nella politica. Se il modello federale funziona per lo Stato non si capisce perché non debba funzionare della politica”.
La Lega infatti non è mai stata contraria all’ idea di un Partito del Sud, anzi ha tentato più volte di sbarcare essa stessa a mezzogiorno ed e si è alleata dell’ MPA di Lombardo… Ma chi la Lega non la ama pensa: vogliono il Partito del Sud per spaccare definitivamente l’ Italia, per dimostrare che Nord e Sud sono due mondi diversi da tenere il più possibile distanti… “Se mia nonna aveva le ruote era una cariola… Io mi occupo di leggere i fatti: il Partito del Sud non spacca il Paese, ma lo tiene insieme. Mi spiego: sul tavolo delle emergenze politiche abbiamo avuto per mesi il tema di Malpensa, e va bene. Però ora c’è anche il tema di Termini Imerese, e adesso si interviene lì, ci si mettono delle risorse economiche che servono e si investe su un progetto di soluzione del problema. Ma perché la discussione su Termini Imerese si è imposta all’attenzione di tutti? Ad esempio perché al CIPE c’è un presidente che si chiama Miccichè, cioè un uomo del Sud. Se ci fosse stato presidente Cota, il presidente della Lega Piemùnt, probabilmente la questione di Termini Imerese non sarebbe emersa, non con questa forza… Cioè, non dobbiamo essere ipocriti: il legame dei politici con il proprio territorio è una cosa sana, è una cosa giusta. Il legame anche elettorale fra chi vota e chi abita un’area e la conosce bene, è una cosa altamente democratica. Io credo che un Partito del Sud sia una grande opportunità democratica per l’ Italia. L’ unità nazionale la si ricostruisce nella somma di differenze locali. E non è che se noi decidessimo di avere solo grandi partiti nazionali il Paese tornerebbe ad essere unito. Il Paese è di fatto separato, e non per problemi culturali o linguistici: per problemi economici. Quindi se nasce una struttura politica che avvicina l’economia del sud al Governo nazionale, beh…. Questo è un contributo all’ unità, non alla divisione. E soprattutto è un contributo all’uguaglianza, che è un diritto costituzionale. Tutti dobbiamo essere uguali, e avere uguali opportunità: questo fa “unità”.

Miccichè 3 ... La politica al SUD

Invece oggi se ti amnmali a Reggio Calabria o a Catania hai meno possibilità di sopravvivere che se ti ammali a Milano. Lombardo può essere il leader di questo Partito del Sud? “Lombardo è sicuramente un grande amministratore e lo sta dimostrando in Sicilia, ma un leader che deve lanciare una sfida di livello nazionale, pur partendo dal territorio, ha bisogno di altri requisiti. Intendiamoci: è uno dei protagonisti, un fondatore, un promulgatore, uno dei motori di questa idea. Ma è troppo siciliano, non prenderebbe un voto in Puglia, a Napoli, a Cosenza. E, purtroppo le elezioni europee dimostrano che quello che dico non è campato in aria. Insomma, lui può arrivare ad avere anche il 40% in Sicilia, ma il suo problema non è vincere in Sicilia dove è già leader, ma vincere fuori dalla Sicilia.
Miccichè? “Miccichè è un uomo di comunicazione, nato professionalmente a Milano, dove ha fatto il pubblicitario per tanti anni… Non a caso In ha dimostrato di avere una capacità di marketing politico geniale quando fece il famoso 61 a 0, per il centrodestra, in Sicilia, all’epoca del maggioritario. Se ne ha voglia potrebbe, potrebbe avere le caratteristiche adatte all’ impresa. Però si deve mettere a dieta…”.
Altri nomi?La Carfagna, ad esempio, o Scopelliti o la Polibortone in Puglia… Ma poi ci vogliono calabresi, molisani, sardi, insomma tutte le aree regionali… la dimensione non può essere solo siciliana, questo è il primo punto ovvio e imprescindibile”.
Lombardo ha lanciato l’invito anche a Bassolino e Loiero… “No, no… Ma che meriti avrebbero Bassolino e Loiero da presentare al nuovo partito? La battaglia durissima fatta da Lombardo e Miccichè ha portato al Sud dei risultati politici rispettabili e concreti, non ultima queste decisioni su Termini Imerese e sui Fondi europei… Bassolino che ha fatto? Portare Bassolino nel proprio schieramento politico significherebbe innanzitutto fare un favore al Partito Democratico, che se ne libererebbe, e poi legarsi al protagonista del più grande affossamento mediatico del Sud, uno dei responsabili di una delle più grandi tragedie d’immagine del Sud. Questo in base a quali affinita? A quali assonanze ideologiche? A quale progetto politico? A quale interesse del Sud? Francamente, se davvero qualcuno ha avuto seriamente questa idea è qualcuno che ha bisogno di qualche cura medica… Bassolino e Loiero? Sì, e allora mettici anche Totò Riina e il bandito Giuliano…”.
Però se tutto si riduce al solo centrodestra del Sud, che c’è di sconvolgente, che c’è di rivoluzionario, che c’è di nuovo? “Io credo che il Centrodestra oggi in Italia, piaccia o non piaccia, rappresenti oramai tutte le parti in commedia. Tutte le novità più interessanti, da un punto di vista politico, le troviamo lì. C’è il governo e c’è l’opposizione al governo, perché l’opposizione vera è contenuta lì dentro, non fuori. Io credo che il PDL di oggi è il fulcro, il bacino, da cui nascerà la politica di domani. Non credo che il Partito Democratico abbia più o avrà in futuro questo tipo di capacità. Il PD si è costruito una sua marginalità sia di territorio che ideologica e politica. Lo vediamo in quel che sta accadendo per il Congresso, che non è - come deve accadere per un congresso - una occasione di rilancio del partito, ma invece una ennesima occasione per linciarsi reciprocamente, per ferirsi, per preparare delle vendette. Io credo che nel PD stiano progressivamente perdendo il contatto con la realtà del Paese, e soprattutto con quella varietà di stimoli che un Partito-sistema deve portare al proprio interno. Il PDL invece, e attenzione: al netto di Berlusconi, cioè anche al di là di Berlusconi, è candidato a diventare il Country-party di questo Paese”.

Miccichè 4.... E i Problemi di Berlusconi?

Ma anche Berlusconi qualche problema di comunicazione e di immagine ce l’ha ultimamente, le pare? “Problemoni! Berlusconi da un punto di vista mediatico si è fatto carico dei più grandi errori di gestione della sua crisi che un politico possa mettere in campo. L’uscita da Vespa a Porta a Porta, l’ uscita su Chi di Alfonso Signorini. Doveva fare altro, e doveva farlo meglio. Qui sono assolutamente d’accordo con Giuliano Ferrara… Aggiungo solo che non riconosco più il Berlusconi che un tempo mi insegnò tante cose, proprio sul rapporto con i media… Però, intanto, il Centrodestra che lui ha costruito, cioè l’alleanza di governo, ha dimostrato di essere qualcosa che va oltre la persona di Silvio Berlusconi, anche oltre la sua stessa volontà. Ora è davvero un partito radicato, ben piantato sul territorio, è un partito che ha intercettato l’idea stessa di un Paese… e questo Paese sempre più vi si riconosce, dentro il PDL, dentro la Lega e dentro l’autonomismo siciliano. Ma l’autonomismo siciliano non basta: il sistema si completerà costruendo un vero e proprio partito del Sud, di tutto il Sud”.
Al Nord, però, lombardi veneti e piemontesi ci hanno messo anni, anni di liti furibonde, prima di trovare un programma comune e mettersi tutti sotto il comando di Umberto Bossi… “E a mezzogiorno è forse anche peggio: un conto è Palermo, un conto è Salerno, un conto è Bari, un conto è il Salento, un conto è la Calabria, un conto è la Sicilia… Ma tutti hanno un disperato bisogno di ritrovare un orgoglio di sé, una dignità, una missione per il presente e per il futuro. Prendano ad esempio quello che si è fatto al Nord con il concetto di “Padania”, il Partito del Sud deve dare forza a un concetto simile, a quello che Bossi chiama “l’idem sentire”. Bene, l’idem sentire del Sud è che tutti si sentono degli sfigati, in fondo. La cosa ha radici storiche profonde, non è una fesseria: sono stati massacrati dalla storia i popoli del Sud, tutti quanti. In questo sentimento collettivo, però, è racchiusa una forza grande, una potenzialità politica da sprigionare. Come la sprigioni? Abbandonando le vecchie tattiche, smettendola di mettere insieme nomi vecchi e vecchie sigle perché non è più così che si raccolgono i nuovi voti. Al Sud non devono avere fretta, ma devono fare le cose serie. E’ ora di partire, questo sì.! E partano pure dalla Sicilia, dall’autonomismo siciliano, è la cosa più logica. Ma se la cosa resta chiusa in Sicilia diventa un disastro”.

martedì 7 luglio 2009

Emergenza Rifiuti... tutta colapa dei cittadini?

“La situazione dei rifiuti in Sicilia è al tracollo, siamo ormai a rischio Campania”

Questa è l’affermazione più ricorrente quanto imprecisa che sta caratterizza le cronache degli ultimi mesi. La questione dei rifiuti infatti è uno degli argomenti più trattati e altrettanto peggio analizzato. Che vuol dire Questione Rifiuti? a cosa vogliamo riferirci: Raccolta Differenziata, Organico, Rifiuti Speciali, Pericolosi, e molti ecc. ecc. Non è più possibile che l’argomento venga trattato solo ed esclusivamente con riferimento a quello che troviamo dentro e fuori ai cassonetti stradali, addossando tutta la responsabilità all’inciviltà dei cittadini.

Una strategia seria sull’ argomento, tanto per cominciare, dovrebbe far partire la discussione sul problema del deflazionamento a monte dei rifiuti, cioè sui processi produttivi industriale che fanno entrare nelle nostra vita quotidiana beni di consumo, potenziali futuri rifiuti, con enormi quantità di scarti immediati, plastiche, imballaggi, polistiroli, legni ecc. in quantità e volumi che superano l’oggetto stesso che accompagnano; Poi bisogna intervenire sul sistema produttivo dell’arredamento casalingo, una semplice legge che imponga a tutti i produttori di cucine a non immettere più sul mercato componenti sprovvisti di contenitori per la differenziata, schiaccia bottiglie, trita rifiuti ecc. ecc. ed ancora prima di gridare all’inciviltà, provare a rendere la vita più facile al cittadino… più cassonetti per la differenziata sugli assi viari ma soprattutto studiati in relazione a come esce il rifiuto dalle nostre case, cioè con sistemi di conferimento più veloci e immediati, e ancora imporre alle città con oltre 250 mila abitanti di dotarsi non solo di Centri Comunali per la Raccolta ma anche di piattaforme per la lavorazione e la trasformazione del rifiuto, oggi infatti anche li dove si differenzia, bisogna fare qualche centinaio di km per portare la differenziata ai centri di lavorazione…. L’argomento resta complesso e meritevole di una trattazione approfondita, ma di certo il dito del monito non va puntato solo ed esclusivamente verso i cittadini che di responsabilità ne incarnano parecchie ma che spesso sono lasciati alla sacra arte del doversi arrangiare….


giovedì 2 luglio 2009

In Sicilia più Casellanti che Km di autostrede...

Che i problemi legati alla viabilità in Sicilia siano al centro dell’attenzione di tutti è cosa ormai pacifica, cioè è pacifico che le autostrade mancano e che le code restano. “Il problema si sta affrontando” o almeno così ci viene ripetuto quotidianamente. Senza volerne dubitare, sembra comunque che si stia affrontando il problema partendo dal punto di arrivo, cioè: Prima si vuole costruire il Ponte sullo Stretto che consentirà di arrivare a Messina da Reggiocalabria in 15 minuti, ma da Messina a Siracusa? oppure a Agrigento?, senza parlare di arrivare a Ragusa, e se qualcuno pensa che ormai la macchina è un mezzo di trasporto da abolire e pensa per caso di voler utilizzare le Ferrovie dello Stato ricordiamo che in Sicilia manca il doppio binario. Certamente una volta finite tutte le autostrade necessarie non ci sarà il problema del personale… 348 casellanti già in pianta organica ci sono. Peccato che i Km di autostrade siano solo poco più di 300, di cui una quarantina, quelli della eternamente in costruzione Siracusa-Gela, senza pedaggio. Dunque ci sono più casellanti che chilometri, anzi, per dirla con una battuta-verità, uno per buca. Perché le grandi arterie siciliane sono in condizioni pietose. Eppure se si va a vedere la pianta organica gli addetti ai varchi dovrebbero essere ancora di più: circa 400.

mercoledì 1 luglio 2009

Dire o non Dire... questo è il Problema

Quando si dice che “l’essere umano non può non comunicare”, oggi, nel mondo della comunicazione globale, risulta essere un’asserzione ovvia, ma se vi si riflette un po’, specie se attrezzati con gli strumenti delle scienze della comunicazione, l’enunciato mostra la sua grande complessità. Da subito va considerato che non ci si riferisce solo alla comunicazione linguistica ma anche a tutto quel complesso di strategie di cui l’essere umano dispone e che genericamente vengono indicate come paralinguistica ma che nel dettaglio, e solo per citarne alcune, si distinguono in cinetica, mimetica, implicita, sottintesa, presupposta, presunta etc.; ovviamente alcune di tali strategie afferiscono, più o meno, all’universo della linguistica e, difatti, da sempre chiunque ha indagato i meccanismi che soggiacciono il linguaggio ne hanno tentato l’analisi e la classificazione. Sorvolando sugli aspetti più propriamente psicologici della questione, anch’essi studiatissimi, almeno da S. Agostino in poi e ricadenti sotto l’egida di quella che può risultare essere una peculiare caratteristica umana, ovvero l’intenzionalità, resta una aspetto praticamente costante della comunicazione linguistica e che solitamente viene indicato come “non-detto”. Tale aspetto della comunicazione, già accennata da Saussure, ha ricevuto una trattazione sistematica nel celebre saggio di O. Ducrot “Dire et ne pas dire” con cui qualsiasi studente di comunicazione ha dovuto, o almeno dovrebbe, confrontarsi! Di fatto quando noi diciamo qualcosa, a ciò che diciamo con le parole si aggiungono molte altre cose che non diciamo ma che, ciononostante, fanno parte integrante del significato di quanto viene esplicitamente detto. È appunto ciò che rende le lingue naturali alquanto ambigue o, per dirla con W. Quine, oscure e che ne rende difficile, quando non impossibile, la traduzione. Stabilire con esattezza il significato di quanto viene comunicato con un’enunciazione linguistica o con un gesto è perciò estremamente difficoltoso anche se ciò non toglie che noi, ordinariamente, comunichiamo e che, il più delle volte, riusciamo a comprenderci: non stiamo a porci ogni volta il problema di cosa o quanto ci viene detto, recepiamo una quota più o meno ampia di significato e reagiamo di conseguenza aspettandoci un’ulteriore reazione alla nostra azione che eventualmente contribuirà a chiarire il significato della conversazione. Ecco dunque che se, per esempio, io mando una bibita a qualcuno il significato del mio gesto acquisterà ulteriore significato da come chi la riceve reagirà al mio gesto, anche se solo col silenzio, aggiungendo ai miei i suoi non-detti…

Giovanni Vitale